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Addio a Carlin Petrini, il piemontese che insegnò al mondo il valore del cibo

Carlin Petrini alle presentazione della guida Osterie d'Italia 2025

BRA. Con Carlo Petrini, per tutti Carlin, se ne va una delle figure piemontesi più conosciute nel mondo. Nato a Bra, nel cuore di una terra dove il cibo non è mai stato soltanto nutrimento, Petrini ha trasformato una passione civile in un movimento internazionale. La sua Slow Food, nata nel 1986 e divenuta poi rete globale, ha restituito dignità a contadini, artigiani, cuochi, allevatori, pescatori e piccoli produttori, opponendo alla fretta dell’omologazione il valore della lentezza, della qualità e della relazione.

Il suo motto, “buono, pulito e giusto”, è diventato molto più di uno slogan. È stato un programma culturale, etico e politico: buono per chi mangia, pulito per l’ambiente, giusto per chi lavora. Petrini ha saputo spiegare che dietro un formaggio, un pane, un vino o una varietà antica di frutta non ci sono soltanto sapori, ma paesaggi, economie locali, dialetti, memorie familiari, biodiversità e futuro.

Il Piemonte è stato il punto di partenza di questa rivoluzione gentile. Bra, le Langhe, il Roero, Torino e Pollenzo sono diventati, grazie a lui, luoghi simbolo di una nuova cultura gastronomica. Il Salone del Gusto, nato a Torino nel 1996, portò nel capoluogo piemontese produttori e artigiani del cibo da ogni parte del mondo. Nel 2004 arrivò Terra Madre, il grande incontro delle comunità del cibo, con migliaia di delegati da decine di Paesi.

Da allora Terra Madre Salone del Gusto è diventato uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al cibo, alla sostenibilità, alla biodiversità e alle culture locali. Torino e il Piemonte hanno ospitato non una semplice fiera enogastronomica, ma un laboratorio mondiale, dove il piccolo produttore africano, il casaro alpino, il cuoco latinoamericano e il contadino asiatico potevano parlare la stessa lingua: quella della terra e del rispetto.

Carlin Petrini di ha lasciati a 76 anni (foto Wikipedia)

Accanto a Torino, Bra ha continuato a essere la casa della Chiocciola. Qui Cheese, la grande manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo, ha mostrato come anche un prodotto apparentemente semplice possa raccontare pascoli, razze locali, saperi antichi e comunità rurali. Organizzata da Slow Food e dalla Città di Bra con il sostegno della Regione Piemonte, Cheese resta uno degli eventi che meglio rappresentano l’eredità concreta di Petrini.

Un altro tassello decisivo della sua visione è Pollenzo, frazione di Bra, dove nel 2004 è nata l’Università di Scienze Gastronomiche. Petrini intuì che il cibo meritava uno studio nuovo, capace di unire storia, agricoltura, economia, antropologia, ambiente, nutrizione e cultura. Da allora l’ateneo ha formato migliaia di gastronomi provenienti da circa cento Paesi, attirando studenti da tutto il mondo nel cuore del Piemonte.

Il merito di Carlin è stato proprio questo: avere allargato lo sguardo. Prima di lui l’enogastronomia veniva spesso raccontata come piacere della tavola o come patrimonio turistico. Dopo di lui è diventata anche questione di giustizia sociale, difesa del paesaggio, educazione alimentare, lotta allo spreco, tutela dei saperi tradizionali e responsabilità verso le generazioni future.

La sua scomparsa lascia un vuoto enorme, ma anche una traccia profondissima. Ogni mercato contadino, ogni Presidio Slow Food, ogni osteria che difende una ricetta locale, ogni giovane che sceglie di studiare il cibo come fatto culturale porta con sé un frammento della sua eredità. Il Piemonte perde un figlio illustre; il mondo perde un maestro capace di parlare con la stessa naturalezza ai grandi della Terra e ai piccoli produttori di un villaggio.

Carlin Petrini ha dimostrato che anche da una città di provincia può partire un’idea capace di cambiare il mondo. E lo ha fatto senza separare mai la cultura dalla vita quotidiana, il pensiero dal convivio, la politica dalla tavola. Per ricordarlo davvero, forse, bisognerà continuare a fare ciò che lui ha insegnato: scegliere con attenzione, mangiare con gratitudine, difendere la terra, ascoltare chi produce e non dimenticare che il cibo è una delle forme più profonde della nostra identità.

Piero Abrate

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