
Collegno, una città da scoprire e un parco unico
Fotografie di Marino Olivieri ph
Collegno è una città interessante, poco considerata perché, nonostante la sua lunga storia (quasi 2000 anni) è stata praticamente inglobata nelle diramazioni della metropoli torinese, che in un qualche modo ha steso un velo sull’agglomerato modellato dalla Dora Riparia, che è però facilmente rimovibile.
Nata come Ad Quintum, stazione di posta romana situata a cinque miglia da Torino, Collegno era un punto di passaggio obbligato per mercanti, soldati e viaggiatori diretti verso la Gallia. Attorno a quella stazione sorsero le prime case, i primi campi coltivati, le prime attività legate al fiume: mulini, orti, piccole officine che sfruttavano la forza dell’acqua.

Nel Medioevo Collegno si trasformò in un borgo fortificato. Il castello, voluto dai Savoia nel XII secolo, divenne il cuore politico e simbolico del territorio. Attorno alle sue mura si sviluppò un tessuto di botteghe, strade strette, attività agricole e artigiane. La presenza della Certosa, fondata nel XIV secolo, aggiunse un elemento di spiritualità e di potere economico: i monaci bonificarono terreni, gestirono acque, introdussero nuove colture.
Tra Ottocento e Novecento Collegno cambiò volto. L’arrivo dell’industrializzazione portò fabbriche, ferrovie, nuovi quartieri operai. Ma fu soprattutto la nascita del Regio Manicomio, uno dei più importanti d’Italia, a segnare profondamente la città. Migliaia di persone passarono attraverso quelle strutture, e la storia dello “smemorato di Collegno” divenne un caso nazionale, simbolo delle contraddizioni dell’epoca. Accanto a queste vicende drammatiche, Collegno fu anche un luogo di resistenza e di coraggio durante la Seconda Guerra Mondiale, con episodi che ancora oggi vengono ricordati nei percorsi della memoria.

Negli ultimi decenni la città ha intrapreso una trasformazione radicale, recuperando spazi, restituendo alla comunità luoghi che erano stati chiusi o dimenticati. Tra questi, uno dei più significativi è il Parco della Dora Riparia, un corridoio verde che segue il fiume e ne valorizza la presenza. Piste ciclabili, sentieri, zone d’ombra, punti di osservazione della fauna, spazi per famiglie e sportivi, questo parco, a cui si accede passando (se si arriva da Savonera) da una lunga strada ombreggiata dai tigli, alberi oggi non più così comuni, non è solo uno spazio per il tempo libero ma altresì un vero e proprio laboratorio. I terreni paludosi, umidi o rinaturalizzati del Parco Dora sono uno dei motivi per cui l’area è considerata un vero paradiso per i ricercatori; è infatti incredibile la biodiversità che la popola, soprattutto se si considera che questo territorio è incastonato tra Collegno, Torino e Pianezza. La presenza del fiume crea un corridoio ecologico che permette a molte specie di muoversi, riprodursi e trovare rifugio, trasformando l’area in un mosaico di ambienti diversi: boschi ripariali, prati umidi, zone paludose stagionali, campi coltivati e tratti d’acqua lenta. Qui vivono numerosi uccelli, dai più comuni ai più elusivi: aironi cenerini che si posano immobili sulle sponde, garzette che si muovono leggere tra i canneti, martin pescatori che sfrecciano come frecce azzurre sopra l’acqua, germani reali che si radunano nelle anse tranquille. Nei boschetti si sentono i picchi, mentre nei cieli più aperti compaiono rapaci di piccola taglia. Accanto agli uccelli, la fauna terrestre è altrettanto ricca: volpi che attraversano i sentieri all’alba, ricci che si muovono tra le foglie, faine e piccoli roditori che trovano riparo nei margini più fitti della vegetazione. Le zone umide e le micro‑paludi che si formano vicino al fiume ospitano anfibi come rane verdi, rospi e tritoni, mentre tra le pietre e i tronchi soleggiati si possono osservare lucertole e piccoli serpenti non pericolosi.

La vegetazione contribuisce a rendere questo ecosistema così ricco e tutto questo è dovuto al fatto che la Dora Riparia sia riconosciuta come Zona Naturale di Salvaguardia, un corridoio ecologico che collega la pianura alla collina e permette alle specie di muoversi liberamente.

In una passeggiata domenicale o mattutina, si possono anche incontrare numerosi fotografi, non solo per i motivi succitati, ma anche perché l’amministrazione comunale ha deciso di inglobare le strutture industriali, come i capannoni e le strutture metalliche nella natura.
Il parco infatti nasce su un’area di 500.000 m² che un tempo ospitava stabilimenti Michelin e Ferriere Fiat, a seguito di un concorso internazionale e grazie agli architetti Jean-Pierre Buffi e Andreas Kipar, l’approccio di integrazione è diventato un caso di studio internazionale ed è riuscito a rendere artistico un luogo che aveva già raccontato la storia e la diversità delle specie del territorio.




