LINGUA PIEMONTESE

Come na barca ’nt un bòsch: Come una barca in un bosco

Parlé piemontèis | Parlare piemontese: quei curiosi modi di dire della Lingua subalpina

È risaputo che nei fitti boschi e nelle selve oscure, come ben ci insegna l’Alighieri, è quanto mai difficile muoversi e trovare una via d’uscita. Cappuccetto Rosso, dal canto suo, ci insegna che le insidie che si possono incontrare tra la vegetazione boschiva sono quanto mai perigliose e spesso fatali. Solo Tarzan, che gode dell’agilità delle scimmie, e riesce a spostarsi tra latifoglie, bambù e piante epifite appeso a una liana con estrema facilità, si ritrova perfettamente a proprio agio nella giungla. Per qualsiasi altro essere umano, invece, ogni passo tra gli intrighi di una lussureggiante vegetazione è un movimento verso un potenziale pericolo o una trappola mortale.

Certo i boschi piemontesi sono assai meno insidiosi di una giungla tropicale, ma i rischi di scivolare sul sottobosco viscido o sulle foglie secche, non di meno possono essere fatali anche dalle nostre parti. Lo sanno bene i nostri fungaioli e i trifolao langaroli: nei boschi, occorre muoversi con circospezione e con la massima cautela. A piedi, ben inteso. Figurarsi con una barca. Ecco, c’è una pittoresca espressione piemontese che ben esprime il concetto di difficoltà estrema, il parossismo dell’impossibilità, la situazione più esasperata del disagio: “Sté come na barca ‘nt un bòsch”,  ovvero “sentirsi come una barca in un bosco”. Nulla di più critico e imbarazzante. Una frase che dice tutto in poche parole. Nessun’altra potrebbe essere più espressiva su uno stato d’animo, una condizione di salute, una situazione di vita contingente di estrema criticità.

Ma questa non è l’unica espressione popolare in tema di barche e… navigazione. Un’altra frase idiomatica della Lingua piemontese su questo argomento è la seguente: “Andova a va la barca, a va Bacicia” (Dove va la barca va Baciccia). Il significato di questa locuzione verbale (di probabile origine ligure) è abbastanza intuibile. La si usa nei confronti di chi ha poca personalità e, senza metterci troppo del suo, segue le decisioni della massa. Una pecora che si accoda al gregge senza porsi troppe domande e senza alcun spirito critico. Lui va dove va la massa, delega ogni decisione sulle questioni più importanti a terze persone, e gli va bene così.

Fin che la barca a va… lassa ch’a vada!

Ricordo ancora un terzo modo di dire su questo argomento: “Esse o andé an barca” (Essere o andare in barca). Anche qui il significato di questa locuzione verbale è abbastanza palese: andé an barca significa ondeggiare, vacillare, e dar l’impressione, con un’ andatura alquanto instabile, di camminare sulla tolda di una nave con il mare in tempesta. È la situazione di chi ha esagerato con le libagioni, di vino e di birra che sia: appunto, ondeggia, vacilla e barcolla, in preda ai fumi dell’alcool.

E ora Vi saluto cari Lettori, e con un’esortazione popolare che induce alla speranza e all’ottimismo (Fin che la barca a va, lassa ch’a vada!), vi do appuntamento al mio prossimo articolo dedicato alla nostra bella Lingua piemontese. Naturalmente, su questa stessa testata giornalistica.

Sergio Donna

Avviso ai Lettori:

Molti altri articoli sui modi di dire della Lingua piemontese firmati da Sergio Donna sono stati pubblicati sulle pagine di questo quotidiano on line; altri sono raccolti nel libro “Parlé piemontèis – Parlare piemontese” | Detti, Motti, Modi di dire e curiosità della Lingua subalpina, Ël Torèt | Monginevro Cultura, a cura di Sergio Donna. Chi fosse interessato al volume, può scrivere a: segreteria@monginevrocultura.net| 011-0437207

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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