LINGUA PIEMONTESETRADIZIONI

Ecco come rispondono i Piemontesi alla domanda “Com a va?” (Come va?)

Dal volume “Parlé piemontèis – Parlare piemontese, Modi di dire della Lingua subalpina”, a firma di Sergio Donna, un campionario di variegate risposte, sovente sottili e sorprendenti

Alla domanda “Com a va?” (o anche, “Com va-la?” o “Com a l’é?”) che ci viene rivolta da un parente, un amico o un conoscente, al momento di un incontro casuale o in occasione di  un appuntamento stabilito, spesso noi Piemontesi  rispondiamo con un “Bin grassie, e ti?”. Una risposta breve, ma esaustiva e impeccabilmente gentile, dal momento che – oltre a dare assicurazione della nostra salute – dimostriamo d’interessarci anche della salute del nostro interlocutore.

Questa è sicuramente la risposta statisticamente più ricorrente, ma non è assolutamente quella più scontata.

A seconda dell’umore dell’ ‘incontrato’, del suo temperamento e del suo stato d’animo, e anche del livello di confidenza tra chi si ritrova (magari dopo un precedente lontano incontro, oppure dopo una rimpatriata), le risposte potrebbero essere infatti ben più variegate e sorprendenti.

A parte la classica risposta “Come na barca ’nt un bòsch” (che ormai ha fatto scuola ed è diventata un must), tipica di chi si trova immerso fino al collo in un mare di guai (la metafora dell’estrema difficoltà, anzi dell’impossibilità per una barca a navigare in un bosco, è lapalissiana e si spiega da sé), la pluralità di risposte possibili costituiscono un campionario veramente multicolore.

La più laconica è senz’altro questa? “Éh!”. “Éh!”, da pronunciarsi con la “é” decisamente stretta, è la più classica delle affermazioni della Lingua subalpina, che per l’appunto potrebbe essere proprio definita come la “lingua dell’éh!”. Equivale, a tutti gli effetti e il più delle volte, ad un “sì” incondizionato. Ma non sempre. Quella risposta, apparentemente positiva, talvolta potrebbe assumere un significato meno inconfutabile, e sottendere una punta di ironia, di vaghezza, di approssimazione. In questi casi diventa di fatto un paradosso: un’affermazione che nega se stessa. E ciò accade quando con quell’ ”éh”, noi alludiamo a qualcosa che è andato storto o di cui abbiamo perso il controllo. In breve, ciò accade quando dietro ad una risposta solo in apparenza positiva, si cela in realtà malcontento e disappunto, come se volessimo dire: “Lassoma perde!”, ovvero: “Lascia stare, che è meglio!”.

Altra risposta canonica ad un “Com a va?” è “Soma sì!”, letteralmente: “Siamo qui!” (al plurale tra l’altro, come se si trattasse di un noi maiestatico).

Che si sia lì, di per sé sarebbe scontato, dal momento che qualcuno ci sta rivolgendo la parola e noi non siamo fantasmi. Eppure, il tono è quello di chi sottintende l’avverbio “ancora”, di chi  – in realtà – volesse cioè dire: “Siamo ‘ancora’ qui!”.  Come dire: “Non siamo ancora morti!”. Il significato intrinseco può essere meno criptico se la frase viene preceduta da un “éh”: “Éh… soma sì!”. Un modo di dire abbastanza normale per i piemontesi, ma che, per chi piemontese non è, risuona come un qualcosa di assolutamente poco scaramantico e poco apotropaico; eppure, per un piemontese doc, è una sorta di scongiuro, un tiro barbino alla Morte, che non lo ha ancora rapito.

Altra risposta alla domanda “Com a l’é?” potrebbe essere la seguente: “A l’é mòl!”

Questa volta non sto a commentare. La risposta è già ampiamente chiara e cristallina, e di per sé è tutta un programma.

E poi, c’è anche questa: alla domanda “Com a va la vita?”, c’è chi replica: “Lì lì pèt-pèt”. A me, questa risposta, sembra di un’efficacia superlativa, quasi onomatopeica (ricorda il cigolio di un carretto che avanza a rilento, o se volete di un ritrécine cigolante che gira a malapena) ed è molto più espressiva della nota locuzione francese: “Comme sì comme ça”, che la ricorda solo vagamente.

E per concludere, ricordo anche questa: “Un po’ stòrta, un po’ drita!”:  risposta che di primo acchito potrebbe apparire banale, scontata, ma che a pensarci bene è invece decisamente filosofica e inconfutabile. E poi… ha pure il pregio di essere in rima.

Sergio Donna

Avviso ai Lettori:

Gli articoli di questa rubrica sono tratti dal libro di Sergio Donna “Parlé piemontèis – Parlare piemontese” | Detti, Motti, Modi di dire e curiosità della Lingua subalpina, Ël Torèt | Monginevro Cultura. Chi fosse interessato al volume, può scrivere a: segreteria@monginevrocultura.net o telefonare allo 011-0437207, oppure rivolgersi alla Libreria Donostia, Via Monginevro 85 Torino, 011-3852559

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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