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Il Faro della Vittoria al Colle della Maddalena, un punto di riferimento per generazioni di torinesi

Posto su un alto piedistallo dalle forme geometriche sul punto più elevato della collina torinese (715 metri sul livello del mare), all’interno del Parco della Rimembranza, il Faro della Vittoria, noto anche come Faro della Maddalena, domina il capoluogo. L’imponente statua in bronzo, dedicata alla Vittoria Alata, con le ali dispiegate, tiene il viso rivolto verso l’alto, incorniciato dalle braccia che innalzano una fiaccola, la cui lanterna di notte è visibile dalla città.

Eretta nel 1928 per volere del senatore Giovanni Agnelli, il nonno dell’Avvocato, l’opera porta la firma dell’architetto e scultore torinese Edoardo Rubino, tra i più abili dell’epoca a plasmare il bronzo.Il proprietario della Fiat la volle donare ai torinesi per commemorare il decimo anniversario della vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale. In realtà tutto il Parco della Rimembranza, risalente al 1923, rappresenta un ricordo della Grande Guerra e dei soldati italiani caduti, a cui furono dedicati gli alberi piantati, mentre nella facciata del basamento in granito di Baveno (quella rivolta verso Torino) fu incisa l’epigrafe di un uomo simbolo della partecipazione alla guerra per restituire all’Italia Trento e Trieste: Gabriele D’Annunzio.

Per poter realizzare il progetto si dovette provvedere a spianare la cima del Colle della Maddalena, agevolando il trasporto e il montaggio del colossale faro il cui peso supera le 25 tonnellate e la cui altezza è di 18,5 metri, cui si aggiungono gli otto del piedistallo in granito. Il trasporto della statua avvenne di notte, con l’aiuto delle Ferriere Fiat e sotto la sorveglianza dell’azienda di trasporti municipali, incaricati, tra le altre cose, di sollevare i cavi del tram al passaggio in città dei tre tronconi in cui era diviso il monumento prima dell’assemblaggio. Da allora, il faro sulla sommità della collina divenne un punto di riferimento costante per generazioni di torinesi. 

Vicino alla statua si trova una Tavola di Orientamento in granito ricoperta da una lastra di ottone: riporta una rosa dei venti e indica la direzione delle principali vette visibili nelle giornate limpide, in cui l’arco alpino fa da corollario alla grande pianura.

Il monumento in bronzo per decenni è stato attaccato dall’usura del tempo e da elementi inquinanti che ne hanno reso necessario il restauro. Il recupero è stato promosso, progettato e seguito negli aspetti tecnico-organizzativi dalla ” Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino”, mentre l’intervento è stato finanziato da Exor, Fiat e dal Comune. Le prime due hanno sostenuto il recupero della parte esterna del bronzo e del suo basamento, mentre la Città di Torino ha curato la messa in sicurezza dei percorsi interni al monumento e incaricato il Gruppo Iren del rifacimento dell’impianto di illuminazione, compreso il funzionamento del faro. Di fatto, con interventi di vario tipo sono stati riportati al primitivo splendore la parte esterna e anche il basamento, mentre la parte illuminante è stata rifatta per ridare l’effetto rotante a 360 gradi. Così, dopo anni di “oscuramento” la fiaccola sorretta dalla Vittoria alata è tornata ad illuminare la città con i suoi 10 chilowatt di potenza.

Ieri come oggi, il faro sulla sommità della collina rimane un punto di riferimento costante per generazioni di torinesi. 

Piero Abrate

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