
Il gemellaggio tra il Santuario della ‘Madonna della neve’ di Lequio Berria e la ‘Capilla Virgen de las nieves’ sulle Sierras di Córdoba
L’11 aprile si è ulteriormente cementato il già solido “ponte di cultura e di fede” tra il Piemonte e l’Argentina
La devozione alla Madonna della Neve risale al quarto secolo dopo Cristo e nel corso del tempo si è andata via via diffondendo e consolidando da Roma in tutta la penisola. Dalla fine dell’Ottocento, grazie anche alla tenace fede di molti nostri emigranti, il culto della Vergine della Neve venne ‘esportato’ anche in molti paesi stranieri, come l’Argentina.
Oggi in Italia si contano più di 150 edifici sacri fra cappelle, chiese, santuari e basiliche minori intitolate alla Madonna della Neve. Le regioni più rappresentate sono il Piemonte (con 30 edifici religiosi), la Lombardia (con 19), e la Campania (con 17). La Vergine della neve è inoltre fortemente venerata a Roma, dove sul colle Esquilino sorge la plurisecolare Basilica di Santa Maria ad Nives, ad essa dedicata.
Il periodo in cui più intensamente vennero edificate le chiese e le cappelle dedicate alla Vergine della neve è quello compreso tra il ‘400 e il ‘500. Oltre alle funzioni religiose specificatamente dedicate alla Madonna della neve, celebrate tradizionalmente il 5 di Agosto, si tenevano processioni e riti specifici che nel tempo sono entrati saldamente nella tradizione popolare e che in molti comuni e paesi sono tuttora praticati con fede e sentimento.
La venerazione della Vergine della neve ha – come s’è detto – origini molto antiche. Correva l’anno 352 d.C. (erano i tempi di papa Liberio), quando due coniugi romani, nobili patrizi, che non avevano figli, decisero di destinare le loro ricchezze alla costruzione di una chiesa dedicata alla Santa Vergine. La Madonna apparve loro in sogno nella notte fra il 4 e il 5 Agosto di quell’anno, indicando il luogo dove sarebbe dovuta sorgere la Chiesa: il Colle Esquilino, sul quale quella notte stessa sarebbe accaduto un fatto miracoloso. Anche il papa, quella notte, fece lo stesso sogno. Il mattino seguente, il Colle apparve tutto ricoperto di neve. Quella nevicata in piena estate, a Roma, venne effettivamente ritenuta anche dal papa un fatto assolutamente sovrannaturale. Fu proprio papa Liberio, anch’esso accorso sul posto come i due anziani sposi, a tracciare il perimetro della nuova erigenda Chiesa, seguendo i margini della superficie del terreno innevato, e l’edificio di culto venne effettivamente costruito a spese dei due patrizi. Il popolo chiamò quella chiesa Santa Maria ad Nives.
Tra le varie Chiese dedicate alla Madonna della neve del Piemonte, una è stata recentemente illuminata dalle luci della ribalta della cronaca internazionale. È quella di un piccolo borgo dell’Alta Langa: Lequio Berria. Sabato 11 aprile 2026, nel locale Santuario della Madonna della neve, si è data appuntamento una delegazione di discendenti di emigranti piemontesi in Argentina, provenienti da Córdoba e dintorni, per suggellare il gemellaggio tra la Cappella della Madonna delle Neve del “Cóndor”, sulle alture delle Sierras Grandes cordobesi, e l’omonima Chiesa piemontese.



Un gemellaggio dal pregnante significato simbolico, che vuole essere un “ponte di fede” tra Piemonte e Argentina, alla luce dei forti legami culturali che uniscono gli eredi dei primi emigranti piemontesi con la locale comunità argentina, che mantiene viva le tradizioni, i valori e la lingua dei loro antenati subalpini.
A far corona a questo storico incontro, il Gruppo torinese de Ij Danseur dël Pilon di Piemonte Cultura, che sulle alture di Córdoba, lo scorso Febbraio, aveva già rallegrato una giornata tutta dedicata al culto della Vergine, arroccata sulle alture del Camino de las Altas Cumbres.

Il Comune di Lequio ha consegnato alla delegazione argentina dell’Afapieco (tra cui erano presenti Humberto Grassi e Carlos Pucheta) una targa-ricordo che, al ritorno in patria, sarà consegnata alle autorità locali della Città di Córdoba. La giornata si è conclusa con un copioso e conviviale rinfresco, a base di specialità enogastronomiche del territorio, tenutosi nel Salone Polifunzionale del ridente Borgo langarolo, accompagnato e rallegrato da canti e danze piemontesi, proposti dai Danseur.
Una giornata di cultura e di fede che ha ulteriormente cementato i rapporti culturali tra il Piemonte e l’Argentina, lasciando un ricordo indelebile nei cuori dei partecipanti, piemontesi subalpini e piemontesi d’oltre Oceano.
Sergio Donna




