In stile eclettico al suo interno conserva pregiate opere dell’artista torinese, autore della statua della Vittoria del Faro del Colle della Maddalena nel Parco della Rimembranza
Nel cuore di quella che un tempo era chiamata la city finanziaria di Torino, perché accoglieva le sedi torinesi delle principali Banche italiane, ovvero i sontuosi palazzi compresi tra le Vie Alfieri, dell’Arsenale e XX Settembre, sorge l’austero Palazzo delle Poste Italiane, un aulico edificio in stile eclettico, tipico dei primi anni del Novecento.
A quei tempi le Poste e i Telegrafi rappresentavano un’opportunità irrinunciabile per le comunicazioni, non solo tra i cittadini, ma anche per le industrie, ché favorivano i loro contatti, rendendoli più celeri ed efficaci. Le Poste per le comunicazioni, come le Ferrovie per i trasporti, costituivano infatti un trainante veicolo di sviluppo industriale, capace di accelerare gli scambi e facilitare e moltiplicare i contatti commerciali.
La necessità di costruire anche a Torino un Palazzo delle Poste per accoglierne la Direzione Centrale fu sentita già sul finire dell’Ottocento, ma la sua realizzazione non avvenne affatto a tamburo battente: anzi, possiamo dire che fu alquanto lunga e travagliata, per una serie di intoppi burocratici e per la difficoltà di trovare una mediazione tra diversi orientamenti politici.
A inizio ‘900 venne avviata una trattativa tra il Municipio di Torino e il Ministero delle Poste e dei Telegrafi per la costruzione della Sede centrale torinese dei servizi postali e telegrafici: un palazzo che fosse posizionato in una zona centrale, elegante ma non sontuoso, dotato di una superficie idonea a contenere i numerosi Uffici Amministrativi, e con un capace Salone atto ad accogliere il vasto pubblico che sarebbe intervenuto a svolgere le operazioni di sportello. L’area identificata per edificarlo fu quella che si affaccia sulla Via Alfieri, sulla Via dell’Arsenale e sulla Via XX Settembre. Nella seduta della Giunta del 10 Marzo 1901, l’allora Sindaco della città Severino Casana relazionò ai suoi Assessori sull’avanzamento dell’iter burocratico per la sua realizzazione. Il 30 Maggio 1902, il Consiglio Comunale deliberò una prima bozza di Convenzione con lo Stato, approvata in forma definitiva il 24 Luglio 1903 e ratificata con la Legge 84 del 6 marzo 1904.
Il progetto venne stilato dall’Ufficio Tecnico Municipale e prevedeva la costruzione di un edificio di 6000 metri quadri, distribuiti su tre piani più un ammezzato (già predisposto per future sopraelevazioni). Dal canto suo, la Cassa Depositi e Prestiti si sarebbe impegnata a contribuire alla costruzione del palazzo per la somma massima di 1.350.000 Lire.
Parlavamo di difficoltà e di obiezioni varie sollevate dall’opinione pubblica e in Consiglio comunale da esponenti, anche illustri, di diverso orientamento politico, che finirono per rallentarne la costruzione. Ne riportiamo alcune: nel Gennaio del 1904 il Consigliere Carlo Compans de Brichanteau lamentava che, nella creazione degli spazi, non si era tenuto conto dell’opportunità di accogliere nel Palazzo anche gli uffici per il servizio telefonico, allora agli albori, ma che già si prevedeva che sarebbe divenuto strategico in un non lontano futuro.
Nel Maggio del 1904, La Stampa pubblicò la lettera di un Lettore che contestava l’attribuzione del progetto al Municipio di Torino, progetto, che a suo parere si sarebbe dovuto assegnare solo in base ad un bando pubblico. Questa tesi venne poi ripresa e sostenuta in Consiglio Comunale dall’artista Davide Calandra e da Ernesto Balbo Bertone di Sambuy.
Il nuovo sindaco, Secondo Frola, a queste obiezioni, rispose che nella stesura del progetto da parte dell’Ufficio Tecnico Municipale, erano state rigorosamente seguite le direttive fissate dal Ministero delle Poste e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Il progetto definitivo venne finalmente approvato dalla Giunta Comunale il 14 Agosto 1905; fu coordinato dall’ingegner Ernesto Ghiotti, capo dell’Ufficio Tecnico, che ne assunse la direzione lavori. Con lui collaborarono l’ingegner Giuseppe Barale, per gli aspetti strutturali, e l’architetto Camillo Dolza per la progettazione architettonica, il quale, a sua volta, si avvalse di due eminenti professionisti esterni al Municipio: l’architetto Giulio Casanova e lo scultore Edoardo Rubino.
Il cantiere si chiuse finalmente dopo sei anni di lavori, e l’inaugurazione dell’edificio ebbe luogo il 22 Aprile 1911, alla presenza di Giovanni Giolitti, Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro delle Poste e Telecomunicazioni Teobaldo Calissano e del nuovo sindaco di Torino, il senatore Teofilo Rossi.
Vediamo ora di soffermarci su alcuni aspetti tecnici e su alcuni dettagli architettonici dell’edificio, frutto dell’estro creativo di artisti di classe. Il palazzo ha struttura in cemento armato con tamponamenti in mattoni. La pianta si sviluppa intorno al grande Salone per i servizi al pubblico, coperto da un’ampia struttura in metallo e vetro: è questo un tipico esempio di recupero di aree precedentemente adibite a cortile, tipiche dei palazzi aristocratici secenteschi e settecenteschi, per ospitare gli sportelli operativi di Banche e Compagnie di Assicurazione e, in questo caso, quelli dell’Ufficio Postale centrale della Città.
Gli elementi decorativi della facciata furono realizzati in litocemento e pietra naturale. All’ultimo piano, tra una finestra e l’altra, sono stati incastonati gli stemmi delle Province, creati con mattonelle in ceramica smaltata, su disegno dell’architetto Giulio Casanova, opera della Manifattura Fontebuoni di Firenze.
L’impresa dei lavori venne assunta dall’ingegner Giuseppe Bellia; le opere in cemento armato furono realizzate dall’impresa Gianassi Pollino & Boffa. Le ditte Fratelli Musso e Papotti Francesco di Torino furono incaricate della realizzazione delle decorazioni in litocemento sulle facciate, e degli ornamenti a stucco negli ambienti interni.
L’ingresso principale, cui si accede tramite una scalinata, si affaccia sulla Via Vittorio Alfieri. Ai lati del portale fanno parure due leggiadre cariatidi firmate dello scultore Edoardo Rubino. Altre figure alate in alto rilievo, sempre del Rubino, sono posizionate ai quattro lati del vestibolo, che dà accesso al Salone.
All’interno campeggia una imponente statua bronzea di Edoardo Rubino, raffigurante la Vittoria che regge uno scudo con il suo braccio sinistro: su di esso sono riportati i nomi dei dipendenti torinesi delle Poste caduti durante la Prima Guerra Mondiale.
Sulla Via dell’Arsenale, la facciata dell’edificio si contrae per accogliere due corti, che danno movimento alla costruzione, rendendo più leggero il suo impatto sulla strada.
Con il passare dei decenni, per il costante sviluppo dei servizi postali e dei Telegrafi, il pur ampio edificio cominciò a rivelarsi insufficiente. Si resero necessari nuovi spazi operativi. Negli Anni Trenta del XX secolo l’amministrazione Poste e Telegrafi acquisì un nuovo ampio lotto sul medesimo isolato (ma bisognerà attendere fino al 1947 per rendere l’ampliamento completamente operativo).
Nella tragica notte del 13 Luglio del 1943, in cui Torino venne devastata da un massiccio bombardamento da parte di aerei della RAF con bombe di grosso e grossissimo calibro, venne colpito anche il Palazzo delle Poste e Telegrafi. I danni, per quanto non trascurabili, non furono fortunatamente troppo gravi: furono danneggiati cinque locali, due dei quali per lo scoppio di una bomba dirompente nel cortile.
Dopo la ricostruzione post bellica, si provvide anche alla sopraelevazione del corpo primordiale.
A partire dagli Anni Ottanta del Novecento, la Direzione Provinciale Poste e Telegrafi del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, oltre a provvedere alla ristrutturazione generale e al rinnovamento degli impianti tecnologici delle Poste Centrali di Torino, si incaricò di procedere al “restauro conservativo delle facciate dell’edificio ‘monumentale’ e degli ambienti storici del piano terra, accessibili dall’ingresso principale su via Alfieri”.
Attualmente nel Palazzo delle Poste di Via Alfieri sono anche accolti gli Uffici dell’Ispettorato Territoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Sergio Donna
Bibliografia: Palazzi di Torino | Balconi, Decorazioni, Curiosità & Segreti – Palass ëd Turin | Pogieuj, Decorassion, Curiosità & Segret, Autori Vari, Bellezze di Torino | Blësse ‘d Turin, Collana bilingue (italiano e piemontese) curata da Ël Torèt | Monginevro Cultura, Inspire Communication – Gemini Print, Torino 2026. Info e prenotazioni: segreteria@monginevrocultura.net

