CURIOSITA'STORIE DA RACCONTARE

Il Ponte Carlo Emanuele III sulla Dora a Torino

Un’occasione per rievocare la Storia

I ponti uniscono i luoghi e i popoli. È nel loro destino, ed è per questo che vengono costruiti. Proprio come quello di cui intendiamo parlare in questo articolo. È il Ponte Carlo Emanuele III, che collega il quartiere di Valdocco (al di qua della Dora) con quelli di Lucento e Madonna di Campagna, al di là del fiume.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento, i quartieri più decentrati della città si stavano sviluppando in modo marcato, trovando sbocchi, là dove era possibile, anche al di là della cinta daziaria, sull’onda di un impulso demografico straordinario e della crescente industrializzazione di quelle aree. Talvolta questa crescita era ostacolata da barriere naturali (come i fiumi) o artificiali (come le linee ferroviarie, i canali di derivazione e la stessa cinta daziaria). Lo sviluppo economico-demografico-urbanistico del borgo di Valdocco, ad esempio, era limitato dalla Dora, e dai difficili collegamenti con i viciniori sobborghi torinesi, separati dal fiume. Correva l’anno 1889 quando i membri del Circolo Valdocco, cui facevano parte eminenti cittadini, come l’avvocato Giuseppe Sarti (1842 | 1927) e i conti Provana di Collegno (proprietari della Cascina Bianchina), si fecero promotori della costruzione di un ponte sulla Dora, impegnandosi a concorrere alle spese e a concedere l’esproprio dei propri terreni adiacenti agli argini del fiume, purché venisse dato immediatamente corso ai lavori e questi venissero prontamente conclusi (entro la fine del 1890).

Due scatti del Ponte Carlo Emanuele III sulla Dora, a Torino. La foto di sinistra, tratta dalla monografia “Ponti di Torino | Pont ëd Turin”, è di Vittorio Greco; quella di destra è tratta dal volume “I trentasei ponti di Torino”.

La pur strategica linea ferroviaria Torino-Milano costituiva per Valdocco una sorta di trincea che ostacolava le comunicazioni tra il sobborgo torinese e i quartieri confinanti. Quell’agognato ponte diventava dunque vitale per integrare Valdocco nel tessuto economico-industriale della città, e soprattutto con l’area al di là della Dora, dove avevano sede industrie di grande importanza, come la Savigliano e il Cotonificio Mazzonis. Il Comune accolse la petizione del Circolo Valdocco, portavoce di un’esigenza irrinunciabile, e il ponte venne realizzato a tamburo battente con una struttura in ferro progettata dalla Savigliano. La tempistica invocata venne dunque rispettata. Il ponte si rivelò utilissimo e frequentatissimo, tant’è che, con l’intensificarsi del traffico, già nel 1928 iniziarono i lavori per la sostituzione dell’originario ponte in ferro con un nuovo ponte in cemento armato, di dimensioni maggiori, realizzato dall’impresa Bertelè su progetto dell’ingegnere Mario Dezzutti.

Due dipinti ritraenti Carlo Emanuele III di Savoia

L’inaugurazione del nuovo ponte ad arco, di un’unica ed elegante campata e un parapetto  a ringhiera metallica intervallato da pilastrini in pietra, avvenne nell’Ottobre del 1931.

Dicevamo che i ponti hanno la funzione di collegare le sponde al di qua e al di là di un fiume o di uno stretto. Ma anche di rievocare la storia. Il nuovo ponte mantenne la denominazione di Carlo Emanuele III (1701 | 1773), figlio di Vittorio Amedeo II, il duca che divenne re di Sardegna in seguito alla sconfitta inflitta ai Francesi durante l’Assedio di Torino del 1706 (Guerra di Successione Spagnola). Carlo Emanuele III non era destinato a salire sul trono in quanto era il figlio secondogenito di Vittorio Amedeo (e di Anna di Borbone Orléans). Ma la prematura scomparsa del fratello maggiore cambiò il destino del principe. Nel 1730 Vittorio Amedeo II abdicò in suo favore, per poi ricredersi meno di un anno dopo, giudicando Carlo Emanuele poco idoneo a ricoprire la carica di sovrano. Carlo Emanuele III, di rimando, fece arrestare e imprigionare il padre nel Castello di Moncalieri, dove rimase fino alla morte. Carlo Emanuele III fu coinvolto nelle Guerre di Successione che imperversavano nella prima metà del Settecento. Dopo la Guerra di Successione Spagnola, fu il momento della Guerra di Successione Polacca che vide il re di Sardegna a capo dell’Esercito Franco-Piemontese e vincitore degli Austriaci a Guastalla (1734): con la pace di Vienna (1738) il Piemonte ottenne Novara e Tortona. Poi furono gli anni della Guerra di Successione Austriaca (1740-1748), conclusasi ‒ dopo alterne vicende ‒ con la Pace di Acquisgrana (1748) e che consentì al Piemonte di ottenere Vigevano, l’Alto Novarese e il Pavese. Carlo  Emanuele III (che pur non partecipò in prima persona alla mitica battaglia) è ricordato soprattutto per la celeberrima e storica vittoria dei Piemontesi sull’Assietta (19 Luglio 1747). E tanto basta per avergli dedicato almeno un ponte. Carlo Emanuele III nel governo dello Stato si avvalse di due ministri di particolare carisma: Carlo Vincenzo Ferrero, marchese d’Ormea e Giovanni Battista Bogino.

Sergio Donna

Bibliografia:

AA.VV., Ponti di Torino, Pont ëd Turin, 21×21, 156 pagg., Inspire Communication-Gemini Print, Torino, 2024. La monografia è disponibile alla Libreria Donostia di Via Monginevro 85, Torino.

Angia Sassi Perino e Giorgio Faraggiana, I trentasei ponti di Torino, Edizioni del Capricorno, 1995, Torino.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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