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“La mòrt a l’é pa gnente – La morte non è niente” ecco l’ultimo libro di Marco Motto Ros

Da una massima di Henry Scott Holland, una convincente opera bilingue (in piemontese con versione in italiano a fronte) tra narrativa, meditazione e disamina filosofica, firmata dallo scrittore e poeta piemontese di Reano

La mòrt a l’é pa gnente | La morte non è niente (frase la cui paternità è del teologo anglicano Henry Scott Holland, 1847 Ledbury | 1818 Oxford) è il titolo dell’ultima opera bilingue di Marco Motto Ros. In questo caso le due lingue del libro sono il piemontese e l’italiano (e questo è già un fatto originale, che intriga il potenziale Lettore). Le elenco nell’ordine esatto con il quale i due testi, a pagine contrapposte, sono stati vergati: prima la lingua subalpina e poi quella nazionale (la traduzione in Italiano è stata effettuata dopo la stesura del testo in piemontese)

Difficile classificare il genere letterario di quest’opera: personalmente la considererei una raccolta di considerazioni filosofiche, sia pure espresse in forma di dialogo tra figure reali ed altre immaginifiche, e di racconto. È un’opera colta, introspettiva, che fa onore all’Autore per i suoi contenuti didascalici, e persino ribelli.

La ribellione è sottile, civile, composta, ma efficace: è la repulsione per un mondo contemporaneo che dalla Morte rifugge, la racchiude in cantina, la esclude dalla Vita. Se ne vergogna.

A destra: l’immagine 3d del libro. Al centro: l’Autore Marco Motto Ros. A sx: il teologo anglicano Henry Scott Holland

E invece no: Motto Ros, in questa sua opera che raccoglie riflessioni e pensieri saggi, innovativi, rivoluzionari, ci dimostra che la Morte non solo non è che il “momento” estremo della nostra vita a cui ci si rifiuta di pensare, o al quale, quando ci si pensa, lo si fa sempre in modo scaramantico (come per allontanarla da noi, dai nostri pensieri, dal nostro subcosciente). No, la Morte non è l’estremo momento di un percorso, non è quel traguardo postremo, che coincide con il nulla.

Questo libro è stato ispirato all’Autore da un lutto molto stretto che ha allontanato dalla vita terrena una persona cara. E questa persona, amata in vita, diventa in questo libro il testimone e il portavoce di esperienze post mortem, e pre-mortem, vissute (sì, ‘vissute’!) in quel momento senza tempo, senza suoni, senza luce, in cui chi sta morendo, ma ancora respira e il cui cervello ancora capta sensazioni ed emozioni che non riesce però del tutto a decifrare, si appresta a varcare la soglia tra la vita terrena e una nuova realtà sconosciuta.

Esperienze extra sensoriali? Forse qualcosa ancora di umano, ma al tempo stesso già angelico, a metà strada tra ciò che è terreno e ciò che già appartiene ad una terza dimensione. Ma tanto basta per infondere a chi resta sulla Terra speranza e assicurazione di vicinanza.

La mòrt? A l’é pa gnente! Il senso di queste parole, che sono il titolo dell’opera è duplice. La morte? Non è nulla, nel senso che non è né paura, né dolore: è un passaggio lieve attraverso la soglia dell’Amore e della Speranza. Il secondo senso è questo: la morte non è il niente, cioè non è il nulla, ma è continuità, è ponte, è vicinanza e scambio tra dimensioni diverse, na seuja vers na forma diversa d’esistensa (una soglia verso una forma diversa d’esistenza). Chi è già di là, senza fretta, ci attende e ci accoglierà porgendoci la mano per accompagnarci su una luminosa cabalestra, sull’arcancel, l’arcobaleno dell’aldilà.

Dunque possiamo anche noi affermare che “La mòrt piemontèisa a fà nen pàu, e se ‘n po’ ‘d por un a l’ha ëd la Mòrt, chila a peul trasformé nòstra paura an coragi e ardiment” (La Morte piemontese non fa paura, e se a qualcuno un po’ di paura può fare, essa può trasformare quella paura in coraggio e ardire).

Davvero bello e originale che questi dialoghi siano scritti in piemontese e che in piemontese parli il protagonista Bërtrumlin, e i rari ma ben delineati personaggi che gli fanno corona (come Misteri): la prova che la Lingua subalpina è esauriente ed esaustiva, potente, efficace, in grado di trattare qualunque tema, qualunque registro, qualunque genere letterario. E se a cimentarsi è uno scrittore valente come Marco Motto Ros, potete essere sicuri che si tratta di un lavoro impeccabile dalla invitante lettura.

Il volume è stato pubblicato nel mese di Aprile 2026 da Gondour Edizioni, Centro Studi Silvio Pellico, Giaveno (To) consta di 134 pagine e costa 12 €.

Sergio Donna

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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