STORIE DA RACCONTARE

Rinasce il marchio “Itala”, la fabbrica di automobili fondata a Torino nel 1903 e costretta a chiudere i battenti nel 1934

Quasi  contemporaneamente  all’insediamento della Diatto Automobili in Via Frejus, Matteo Ceirano, un coraggioso pilota d’automobili con lo spirito d’intraprendenza del tenace capitano d’industria, decide di trasformare la propria officina meccanica in un’autentica fabbrica di autovetture con una produzione industriale. Stringe un accordo con G.B. Figaro, amministratore del Banco di Liguria, che ha fiducia nelle sue capacità di uomo sportivo e nel suo senso degli affari, ed insieme a Figaro (e ad altri tre soci finanziatori), fonda la Itala. La fabbrica si posiziona in Borgo San Paolo, ai margini del sub-quartiere detto “Polo Nord”, sul Corso Parigi (ora Corso Rosselli), là dove convergono le linee ferroviarie verso Modane e Milano. La Itala diventa così la prima fabbrica di quel polo industriale posizionato all’interno dell’“imbuto ferroviario”, delimitato dagli attuali Corso Lione, Via Tirreno (già Corso Marsiglia) e Corso Mediterraneo, dove, un paio d’anni più tardi, si trasferiranno anche le Officine Meccaniche della famiglia Diatto.

La conduzione dell’azienda viene assunta da Figaro, mentre Ceirano, che è nel consiglio di amministrazione, si fa carico soprattutto della progettazione dei motori e delle vetture. Meno di due anni dopo, vulcanico e geniale imprenditore sempre in fermento, Matteo Ceirano, stringe una joint venture con Michele Ansaldi, con il quale fonda un’altra importantissima fabbrica di automobili, che si posiziona anch’essa in Borgo San Paolo, e precisamente all’angolo di Via Circonvallazione (Corso Ferrucci) con Via Montenegro (Via Braccini): la SPA.

La Itala Fabbrica Automobili s’impose fin da subito come un produttore di vetture resistenti e formidabili, con motori affidabili e dal grande carattere sportivo: le Itala venivano esportate in tutto il mondo, e tra il parco clienti si annoveravano molte case regnanti e praticamente tutti i grandi protagonisti dell’epoca nel campo della finanza e della politica. Non a caso, nel 1906 l’Itala si aggiudica la Targa Florio, con una 35/40 HP, che copre con il minor tempo assoluto un percorso difficile come quello delle Madonie.

Nel 1907 è la volta del principe Scipione Borghese, che con un equipaggio composto dal pilota-meccanico Ettore Guizzardi e dal giornalista Luigi Barzini jr, inviato speciale del “Corriere della Sera”, prende parte, con il modello 35/45 HP, al Raid internazionale Pechino-Parigi, vincendolo trionfalmente con ampio margine di vantaggio su tutti gli altri concorrenti. Il percorso complessivo, che raggiungeva i 16.000 Km, venne coperto dalla Itala del principe Borghese in sessanta giorni, con un anticipo di ben venti giorni rispetto alle vetture avversarie. Dagli appunti di viaggio di questa eroica avventura, Luigi Barzini scrisse poi il libro “La metà del mondo vista da un (sic) automobile”, che venne tradotto in più lingue e contribuì alla diffusione del mito del marchio Itala in tutto il mondo. Il Museo dell’Automobile di Torino conserva, tra i suoi cimeli più preziosi, proprio questa mitica vettura vincitrice del raid.

Foto di sx: L’Itala 24 Hp vincitrice del Raid Pechino-Parigi, alla cui guida era il Principe Scipione Borghese. Foto al centro: una réclame d’epoca di un modello Itala. Foto di dx: gli antichi stabilimenti Itala di Borgo San Paolo (zona Polo Nord)

Durante la prima guerra mondiale, e a partire dal 1917, come per la maggior parte delle aziende automobilistiche dell’epoca, l’attività della Itala si convertì nella produzione di motori per l’aeronautica, su licenza Hispano-Suiza.

Conclusa la Prima guerra mondiale, l’Itala riprenderà a pieno ritmo la tradizionale produzione automobilistica. Ma la forte esposizione bancaria, e le difficoltà del mercato mettono ben presto la fabbrica in condizioni critiche. Nel 1929, per reagire alla dura crisi finanziaria e produttiva in atto, la Itala tenta la carta della fusione con le Officine Metallurgiche e Meccaniche di Tortona, assumendo la nuova ragione sociale Itala S.A. Ma la società verrà poi messa in liquidazione ne  1931. Chiuse definitivamente i battenti nel 1934, con la nuova ragione sociale di Itala Saca, società creata per smaltire i semilavorati e le rimanenze di materie prime della storica e gloriosa fabbrica. I diritti vengono acquistati dalla Fiat, e il marchio Itala resta in stand by per quasi novant’anni.

Ora però il marchio tornerà ad echeggiare  nel mondo. A partire dal 2026 il logo Itala, ad iniziativa di Massimo Di Risio, l’imprenditore che ha fondato il Gruppo Dr Automobiles, torna a rivivere sui frontalini di nuove auto di lusso, costruite su telai di produzione cinese ma con componentistica al 50% italiana. La produzione non sarà più effettuata, come un tempo, in una gloriosa fabbrica di Borgo San Paolo a Torino, ma in tre stabilimenti del Gruppo Dr (due già preesistenti, nei pressi di Isernia, ed uno di recente acquisizione, ad Anagni).

Ma è bello pensare che un marchio prestigioso, nato a Torino in Borgo San Paolo, uno storico quartiere operaio che in passato accolse prestigiose fabbriche che hanno scritto pagine memorabili della storia mondiale dell’automobile (Lancia, Itala, SPA, Diatto, Ansaldi, Bertone, Pininfarina, Cisitalia, Viberti, ecc.) possa tornare a rivivere momenti di gloria.

Sergio Donna

Bibliografia

S. Donna, Le Antiche Fabbriche di Borgo San Paolo | Cent’anni di ruggente e gloriosa storia industriale, Ël Torèt – Monginevro Cultura.

Info: segreteria@monginevrocultura.net, oppure: Libreria Donostia, Via Monginevro 85 Torino, 011-3852559

Nota: la foto in primo piano di questo articolo fu scattata a Milano, al Salone dell’Automobile, allo Stand dell’Itala, nel 1926. E’ tratta da “La Manovella”, ASI, Automotoclub Storico Italiano, n. 9, 2004

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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