PRIMO PIANOTRADIZIONI

Tornano a Torino e in Piemonte le tradizionali sfilate con Gianduja e le maschere locali

“Nonno, papà, ma quando inizia quest’anno il Carnevale?”. È questa la domanda classica che i bambini rivolgono ai loro genitori o ai loro nonni allorché, passeggiando per le vie della città, notano che le vetrine dei negozi iniziano a straripare di coriandoli, stelle filanti e mascherine, segno inconfutabile che il più pazzo e giocoso periodo dell’anno è ormai imminente.

Spesso però anche noi adulti ci poniamo questa domanda, dal momento che il Carnevale non inizia mai nello stesso giorno, ma è legato alla festa mobile per eccellenza, la Santa Pasqua, da cui dipendono le principali festività religiose del calendario liturgico, che ogni anno cadono in giorni diversi.

Per identificare il periodo canonico del Carnevale, dobbiamo innanzi tutto far riferimento al Mercoledì delle Ceneri (Merco dle Sënner o Merco scuròt per i Piemontesi doc), che ricorre quaranta giorni prima della Domenica di Pasqua, che – a sua volta – coincide con la domenica immediatamente seguente al primo plenilunio di Primavera. A questo punto, basta andare a ritroso sull’Almanacco: il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri è comunemente detto Martedì grasso, e rappresenta l’ultimo giorno di Carnevale, quello in cui i festeggiamenti raggiungono la massima intensità, per poi spegnersi (salvo eccezioni, che peraltro sono molte) in tarda serata.

Retrocediamo ancora sul Calendario: la Domenica precedente il Martedì grasso rappresenta il vero cuore del Carnevale. È questa infatti l’autentica “Domenica di Carnevale”: il giorno in cui si concentrano nelle varie città e nei vari paesi, piccoli e grandi, del nostro Piemonte e di ogni regione italiana, i più intensi programmi di sfilate, sagre, baldorie e celebrazioni carnevalesche.

Andiamo ancora a ritroso, e fermiamoci al Giovedì che precede la Domenica di Carnevale: questo giorno è chiamato Giovedì Grasso: è il giorno che dà il via ai 6 giorni di baldoria più amati dai bambini. Un periodo di evasione che in passato era fruibile anche dagli adulti; di questi tempi, però, per noi che siamo adulti, diventa sempre più difficile abbandonarsi alla spensieratezza, vista l’epoca che stiamo vivendo, troppo densa di inquietudini per estraniarsene davvero.

Le origini del Carnevale sono remote e si perdono nella notte dei secoli. Le celebrazioni carnevalesche affondano certamente le loro radici nelle Festività dionisiache della Grecia antica e nei Saturnali della Roma imperiale. Anche gli Egizi, in certe Feste particolari, si abbandonavano alla più totale frenesia, mascherandosi e liberandosi, almeno per qualche tempo, di ogni remora, turbamento o angoscia.

Durante queste occasioni il popolo si  considerava libero da ogni subordinazione; sdoganato da freni inibitori e condizionamenti, spesso si mascherava, illudendosi di appianare così le differenze sociali e di casta. Una volta terminate le feste, il rigore e l’ordine tornavano a regolare i rapporti sociali.

I Latini ci hanno tramandato un proverbio che prende spunto proprio da questi pazzi festeggiamenti, antesignani dei Carnevali moderni, che ben ne sintetizza la filosofia:  Semel in anno licet insanire”, ovvero:  “[Almeno] una volta l’anno è lecito impazzire”.

Per par condicio, mi preme proporne anche uno più moderno, in Lingua piemontese, che esprime tutta la saggezza e la temperanza dei nostri nonni contadini: “Quand che ’l pare a fà Carlevé, ij fieuj a fan Quarésima”, ovvero: “Quando il padre festeggia [troppo] il Carnevale, i figli fanno Quaresima”. Mi sembra di un’efficacia lapidaria.

Com’è noto, Torino ha lunghe tradizioni carnevalesche, anche grazie alla sua simpatica maschera, Gianduja, simbolo di piemontesità, ironia, e convivialità.

La “Rusnenta” di Porta Palazzo

Tra l’altro, Gianduja (secondo la grafia storica della Lingua piemontese dovrebbe scriversi: Giandoja) è forse la parola piemontese più diffusa al mondo: da nome proprio, la parola è diventata una sorta di appellativo o di aggettivo. Il cioccolato alle nocciole è chiamato cioccolato al gianduja persino dai maître chocolatier francesi e belgi; il gelato al cioccolato e nocciola è chiamato gelato al gianduja anche dai gelatai stranieri; i budini al cioccolato e nocciola sono denominati anche all’estero budini al gianduja, e via dicendo.

Senza parlare della notorietà internazionale dei giandujotti di Torino. Una bella soddisfazione per il nostro Gianduja ridarello (che sa godere di cose piccole e serene), come lo aveva definito Guido Gozzano.

A propostito di Gianduja, indichiamo ai Lettori di Storie Piemontesi i giorni clou del Carnevale 2026:

Giovedì grasso (Giòbia grass): 12 Febbraio 2026
Domenica di Carnevale (Dumìnica ‘d Carlevé): 15 Febbraio 2026
Martedì grasso (Màrtes grass): 17 Febbraio 2026

Ma i preparativi per Il Carnevale e le sue anticipazioni fremono già da tempo.

Ad esempio, Giovedì 22 Gennaio 2026, presso la sede della Circoscrizione 7, avverrà l’investitura della storica maschera di Borgo Dora, la Rusnenta. La maschera di quartiere sfilerà accanto a Gianduja e Giacometta della Famija Turinèisa per le vie del Balon Domenica 1° Febbraio.

Sabato 24 Gennaio 2026, il Gianduja della Pro Loco di Torino, Beppe Lachello, con la sua Giacometta e con il suo seguito di figuranti in abiti d’epoca, sfilerà già nel centro di Torino, con inizio da Piazza Palazzo di Città in direzione della Chiesa di San Lorenzo (dove verrà celebrata una Messa ). Il Defilé, cui prenderanno parte anche altre maschere del Piemonte e veneziane, prenderà il via alle ore 15.30. 

Inoltre, Domenica 1° Febbraio 2026 si terrà la tradizionale Sfilata del Carlevè ’d Turin sul circuito del Parco della Pellerina (Corso Regina Margherita, Corso Lecce,  Corso Appio Claudio) attorno al Luna Park con la partecipazione delle Maschere dei Carnevali, Gruppi e carri allegorici, oltre che degli immancabili Gianduja e Giacometta. Ritrovo ore 14,30.

Per info: 347-4054810

Sergio Donna

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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