Arriva dall’Occitania il termine “trigomigo” per indicare un pasticcio, un impiccio, un groviglio
Con il termine occitano trigomigo (in piemontese trigomiro, o più semplicemente trigo) si indica un pasticcio, un impiccio, un groviglio, una cosa difficile da dipanare. Con il termine trigomigo si indica anche un insieme storie che s’intersecano tra loro. Un tempo queste storie venivano raccontate da cantastorie che giravano per i paesi e oltre a raccontare questi uomini compravano oggetti, vendevano unguenti, guarivano da piccoli e grandi mali. Oppure erano leggende che si ascoltavano al calore della stalla, riscaldati da mucche compiacenti, nelle sere d’inverno, alla luce di un’unica lampada.
Un gruppo piemontese di musicisti, sin dal 2002, ha fatto proprio il termine trigomigo, portando in giro per i festival italiani e francesi folk e jazz la musica occitana. Impegnato attivamente nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio culturale delle vallate cuneesi, con particolare riguardo alla Valle Varaita, i Trigomigo lavorano da anni con il Museo Storico Etnografico di Sampeyre per promuovere la divulgazione di musica e storia locale. Con il contributo della Regione Piemonte è stato pubblicato all’etichetta piemontese Folkclub Ethnosuon il disco Scuzà-ou aquì. Inoltre, i Trigomigo hanno collaborato il mandolinista nizzardo Patrick Vaillant e ricercatori locali come Gianpiero Boschero e JeanLuc Bernard. Il lavoro si compone di 13 tracce che esplorano, attraverso una formazione interamente acustica, un repertorio in gran parte inedito, proveniente dagli archivi etnomusicologici, ricostruito nelle versioni più adatte e rispettose delle fonti e vestito degli arrangiamenti del gruppo.



