
Storia, curiosità (e anche escursioni) legate alla battaglia dell’Assietta nel libro di Mauro Minola
Il 19 luglio 1747, sul crinale dell’Assietta non si affrontarono soltanto due eserciti: si misurarono due diverse concezioni della guerra, quella dell’assalto frontale affidato alla superiorità numerica e quella della difesa fondata sul terreno, sulle opere campali e sulla disciplina delle truppe.
Nella primavera del 1747 la guerra di Successione austriaca entrò nella sua fase decisiva. Mentre le truppe austro-sarde assediavano Genova, tornata sotto il controllo franco-spagnolo, le corti di Versailles e Madrid decisero di aprire un nuovo fronte sulle Alpi occidentali. Il comando dell’operazione fu affidato al duca Charles Fouquet de Belle-Isle per la Francia e al marchese di Las Minas per la Spagna. Dopo un acceso confronto strategico prevalse l’idea di Belle-Isle: penetrare in Piemonte attraverso il Monginevro, aggirare il sistema difensivo sabaudo e puntare contro il forte di Exilles, costringendo così Carlo Emanuele III a rinunciare all’assedio di Genova.
Il sovrano sabaudo intuì tempestivamente il pericolo. Non potendo sottrarre truppe né al generale Leutrum, impegnato in Liguria, né al conte di Schulenburg, che conduceva l’assedio di Genova, concentrò le limitate forze disponibili sul Colle dell’Assietta, punto chiave della dorsale spartiacque tra la valle di Susa e la Val Chisone. Da quel crinale passava infatti la più diretta via di collegamento fra i forti di Exilles e Fenestrelle e chiunque avesse voluto invadere l’alta valle della Dora era costretto a transitare in quel settore.
Il comando della difesa fu affidato al conte Cacherano di Bricherasio, ufficiale di grande esperienza, che trasformò il colle in un poderoso campo trincerato. Le opere difensive si sviluppavano dalla Testa dell’Assietta al Gran Serin attraverso una linea continua di trinceramenti, ridotte e parapetti in pietra, rafforzati da fascine e palizzate. Pur disponendo di appena undici battaglioni, circa 7.400 uomini tra piemontesi, svizzeri e austriaci, Bricherasio poteva contare sulla solidità delle fortificazioni e sull’eccellente posizione dominante.
Di fronte a loro il cavaliere Armand Fouquet de Belle-Isle riunì oltre trentamila uomini organizzati in tre colonne, sostenuti dall’artiglieria. Convinto che la superiorità numerica avrebbe rapidamente travolto le difese austro-piemontesi, il generale francese sottovalutò sia la consistenza delle opere campali sia la determinazione dei difensori.

All’alba del 19 luglio le colonne francesi raggiunsero il Colle di Costapiana, a breve distanza dall’Assietta. Dopo una rapida ricognizione Belle-Isle dispose l’attacco su tre direttrici: una colonna avrebbe investito il settore della Val Dora, una avrebbe assalito frontalmente la Ridotta della Butta, mentre la terza avrebbe cercato di aggirare il dispositivo piemontese puntando sul Gran Serin, ritenuto erroneamente il punto più debole dello schieramento.
Per diverse ore i francesi attesero il completamento dello schieramento. Solo nel tardo pomeriggio l’artiglieria aprì il fuoco contro la Testa dell’Assietta, dando inizio a uno degli scontri più celebri della storia militare piemontese.
Nel settore della Val Dora i primi assalti francesi si infransero contro il fuoco concentrato dei battaglioni austriaci e svizzeri schierati dietro i trinceramenti. Costretti a risalire pendii ripidi e completamente scoperti, gli attaccanti furono falciati dalle scariche di fucileria ancora prima di raggiungere le difese. Più volte il generale de Mailly cercò di riorganizzare i reparti e di rinnovare l’attacco, ma ogni tentativo si concluse con gravissime perdite.
Contemporaneamente la lotta raggiunse il culmine alla Ridotta della Butta, dove il primo battaglione delle Guardie piemontesi, guidato dal maggiore Paolo Novarina di San Sebastiano, sostenne il peso dell’assalto principale. I francesi avanzarono con straordinario coraggio, riuscendo a portarsi fin sotto i parapetti e tentando di aprire varchi con picconi e asce, mentre altri cercavano di arrampicarsi sulle opere difensive. Ne seguì un violentissimo combattimento corpo a corpo, nel quale i difensori respinsero gli assalitori con baionette, calci dei moschetti e pietre, trasformando la ridotta nel punto più sanguinoso dell’intera battaglia.
Osservando il fallimento dei propri uomini, il cavaliere di Belle-Isle decise di guidare personalmente l’assalto. Impugnata una bandiera, si lanciò in avanti per trascinare le truppe all’attacco, ma venne colpito mortalmente dal fuoco dei granatieri piemontesi. La sua caduta privò l’esercito francese del comandante proprio nel momento decisivo, senza tuttavia arrestare gli assalti, che continuarono ancora con ostinazione.
Anche sul Gran Serin la situazione apparve per alcuni momenti critica. Bricherasio comprese immediatamente che la perdita di quella posizione avrebbe compromesso l’intero dispositivo difensivo e vi fece affluire le poche riserve disponibili. La decisione si rivelò determinante: i battaglioni franco-spagnoli furono respinti per tre volte consecutive e non riuscirono mai a consolidare una breccia nelle fortificazioni.
Verso le sette di sera, dopo oltre tre ore di durissimi combattimenti, il generale de Villemur, succeduto al Belle-Isle, ordinò la ritirata. All’alba del giorno successivo il campo di battaglia offriva uno spettacolo impressionante: migliaia di soldati francesi giacevano davanti ai parapetti, mentre le perdite austro-piemontesi erano rimaste sorprendentemente contenute. I franco-spagnoli lasciarono sul terreno oltre 4.900 uomini tra morti, feriti e prigionieri, contro appena 219 perdite tra i difensori.

La vittoria dell’Assietta rappresentò uno dei maggiori successi militari della monarchia sabauda. L’accurata preparazione delle difese, l’abilità del conte di Bricherasio e la disciplina dei reparti piemontesi, svizzeri e austriaci compensarono ampiamente l’inferiorità numerica, arrestando definitivamente il tentativo d’invasione francese attraverso il Monginevro. L’episodio contribuì in modo decisivo al prestigio internazionale del Regno di Sardegna e rimase nella memoria collettiva come il simbolo della capacità dell’esercito sabaudo di difendere il proprio territorio contro un avversario nettamente superiore per numero e mezzi.
Il racconto dettagliato lo potete trovare nelle 160 pagine di L’Assietta. Storia e escursioni, di Mauro Minola, edito da Susalibri e proposto in tutte le edicole con il quotidiano La Stampa di Torino dal 17 luglio a fine agosto.



