Ecco cosa vogliono dire
Oggi intendo parlare di un particolare gruppo di termini della Lingua piemontese che hanno tra loro una radice etimologica comune: tachiss, tachign e tacagn.
Sembra uno scioglilingua, un gioco di parole, e in effetti con le parole ci si può anche giocare, provando a confrontarle tra loro, o a combinarle in un certo modo, o anche ricercandone la matrice che li unisce.
Il verbo che unisce questi tre termini è “taché” (o “ataché”), il cui significato può spaziare da ‘attaccare’ (nel senso di incollare, appiccicare), a quello di ‘aggredire’, verbalmente o anche fisicamente.
Può anche significare ‘capitare’, ‘prendere’, ‘saltare in mente’, come in questa frase: “Mi sai nen cò a l’é tacaje a chiel-lì” (Io non so cosa gli è preso, a quello li), espressione che si addice a commentare un’azione inopportuna, insensata o irrazionale da parte di qualcuno.
Da questo verbo, dicevo, derivano sicuramente i tre vocaboli citati all’inizio di questo articolo. Analizziamoli meglio.
Tachiss sta per ‘appiccicaticcio’, termine usato soprattutto nei confronti di una persona ancor più che per definire una sostanza collosa o vischiosa. C’è chi ritiene che il termine derivi dall’italiano attaccare (appiccicare, unire) o dal francese atacher (unire, allegare) con l’aferesi del prefisso. Io sono dell’idea che la genesi del termine sia autoctona, e che le similitudini con verbi e parole di altre lingue neolatine sia dovuta alla comune matrice del ceppo idiomatico.
Comunque sia, il termine tachiss, riferito a qualcuno che è particolarmente noioso, che ci sta accanto con insistenza, che si perde in chiacchiere reiterate, al punto di diventare insopportabile, è davvero espressivo e esaustivo di una insofferenza e di un fastidio ormai intollerabile, anche per i soggetti più tolleranti. Da tipi così è meglio tenersi alla larga.
L’aggettivo tachign, termine che di tachiss condivide la stessa genesi, sta a definire una persona litigiosa, attaccabrighe, che ci attacca e ci provoca. Pure da un tachign è bene tenersi a debita distanza, onde evitare di essere coinvolti in un litigio, anche violento. Al termine tachign possiamo accostare il verbo tachigné, o tachiné che significa litigare. Un tachignàire è un provocatore seriale, sempre pronto ad accendere le scintille di un battibecco o peggio di una zuffa.
Il termine tacagn, infine, è l’equivalente dell’italiano ‘taccagno’, per definire qualcuno che è patologicamente “attaccato” al denaro, alle proprie ricchezze: un avaro, molto avaro. Fino al ‘400 il termine veniva usato per definire i soggetti arroganti e violenti (che oggi diremmo più propriamente tachign). Il significato di ‘avaro’ assunto dal termine tacagn è dunque più recente rispetto all’accezione originaria, ma è ormai assestato e consolidato da più di cinquecento anni.
Sergio Donna

