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Una statua per la “venerabile” marchesa Giulia Falletti di Barolo

L’opera, realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Ru’ e posizionata all’angolo tra Via Corte d’Appello e Via delle Orfane, sarà inaugurata ufficialmente il 17 Gennaio 2026

Juliette Colbert di Maulévrier, più nota come Giulia di Barolo (1785|1864), fu la consorte del marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo (1782|1838) e abitò fino alla morte nell’aulico Palazzo torinese che da lui prese il nome, sito a Torino in Via delle Orfane 7/a.  Giulia e Tancredi, che si sposarono a Parigi, fecero della loro abitazione un prestigioso salotto culturale, ma soprattutto si distinsero per la loro attenzione ai diseredati, agli orfani e alle orfane, ai carcerati, e in genere si distinsero per la loro sensibilità alle più gravi problematiche sociali dell’epoca.

Furono anche degli appassionati viaggiatori alla scoperta dell’Europa, sulla spinta di conoscere popoli diversi e nuovi Paesi, per coglierne le bellezze naturali e artistiche e studiarne le innovazioni tecnologiche, e ancor più per trarne nuovi spunti di miglioramento sociale, da importare nello Stato sardo. Una coppia illuminata, geniale, che ha condotto una vita straordinaria all’insegna dell’attenzione per le classi più umili e per l’educazione dell’infanzia, con una visione assolutamente progressista per i quei tempi.
Alla morte della marchesa Giulia di Barolo – per disposizione testamentaria di questa donna straordinaria e dichiarata “venerabile” per le sue opere di carità e il suo impegno a favore dell’istruzione della gioventù meno abbiente, dell’assistenza alle ragazze carcerate o senza famiglia (istituì tra l’altro la Congregazione delle Suore di Sant’Anna) – venne fondata l’Opera Pia Barolo, per proseguire le attività e perseguire le finalità solidali ed educative della missione dei coniugi Barolo.

Nel cortile di Palazzo Barolo è stata posizionata (sarà inaugurata il 17 Gennaio 2026) una monumentale statua bronzea a lei dedicata. E’ alta 4 metri ed è una delle pochissime statue torinesi che ritraggono figure femminili. Ce ne sono alcune, a dire il vero – come la statua di Minerva nel Cortile del Palazzo dell’Università – ma trattasi di personaggi mitologici o di soggetti decorativi che adornano le facciate dei palazzi, in forma di Cariatidi, Canefore e Sirene, o di figure collaterali minori, spesso allegoriche, in monumenti dedicati a uomini illustri. Ma questa, almeno finora, è l’unica statua dedicata ad una donna storicamente esistita e che ha vissuto a Torino. E tra l’altro, anzi, raffigura due donne.

Il monumento è opera di Gabriele Garbolino Ru’ e ritrae la marchesa Giulia di Barolo mentre abbraccia con affetto una giovane carcerata, in atteggiamento di ascolto e di conforto. Un’opera capace di commuovere e di trasmetter pathos, in linea con lo stile e le finalità dell’Artista. Parafrasando il celebre scultore franco-rumeno Constantin Brancusi (1876 | 1957), “lo scultore non deve essere un semplice riproduttore delle apparenze, ma un pensatore, quasi un filosofo che comunica con concetti plastici, tridimensionali”. In questo senso Gabriele Garbolino Rù è sicuramente esemplare, per la sua singolare ricerca sul volto e sulla figura dei personaggi scolpiti e sulla loro forza espressiva e suggestiva.

Gabriele Garbolino Ru’ è nato a Torino nel 1974 e vive e lavora a Pianezza. È docente di Anatomia artistica all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ed insegna Disegno e Storia dell’Arte al Liceo C. Darwin di Rivoli.
L’Artista torinese aveva già realizzato nel 2024 un busto dedicato alla marchesa Giulia di Barolo, tuttora esposto lungo il percorso di visita che conduce agli spazi museali accolti a Palazzo Falletti di Barolo. La scultura gli venne commissionata dall’Opera Pia Barolo in occasione del centosessantesimo anniversario della morte della marchesa, avvenuta il 19 Gennaio del 1864. 

A sx: un ritratto della marchesa Giulia di Barolo. A dx: il busto di Giulia di Barolo realizzato dallo scultore Gabriele Garbolino Ru’.

Come spiega lo storico dell’arte Enrico Zanellati il busto “è frutto di una attenta indagine storica e ricostruisce il volto di Giulia di Barolo nel 1814, quando, all’età di ventotto anni, entrò per la prima volta nel Carcere torinese, iniziando allora il suo instancabile servizio per umanizzare e riformare il mondo carcerario, soprattutto femminile”.

(Sergio Donna)

Per informazioni: telefonare al numero 011.2636111, o scrivere a palazzobarolo@arestorino.it
                  

Lo scultore Gabriele Garbolino Ru’ intento a scolpire la monumentale statua
dedicata alla “venerabile” marchesa Giulia Falletti di Barolo (foto tratta dalla pagina FB dell’Artista torinese)

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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