
Una vigna, una guerra: memoria, riscatto e ritorno alle radici nel romanzo di Teresio Asola
Dallo scorso mese di maggio è in distribuzione Una vigna, una guerra, il nuovo romanzo storico dello scrittore albese Teresio Asola, pubblicato da Araba Fenice. Il volume, tratto da una storia vera, nasce dalla profonda rielaborazione di Volevo vedere l’Africa, precedente e apprezzato lavoro dell’autore, del quale riprende il nucleo narrativo, rinnovandolo nella struttura e arricchendolo di nuovi contenuti.
Come ricorda lo stesso Asola, il romanzo è il risultato di “sedici anni di lavoro sulla parola, sulla memoria viva e sul filo narrativo. Un lungo percorso di ricerca e di scrittura che mi ha spinto anche alla realizzazione di una versione in lingua inglese e all’elaborazione una riduzione teatrale”.

La vicenda si sviluppa nel 2009 a Neive, piccola perla delle Langhe, chiamata chiamato Terra dei Quattro Vini, per via dei suoi vini prodotti nelle sue colline: Moscato d’Asti, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba e Barbaresco. Un padre ormai anziano affida al figlio il racconto della propria giovinezza, ripercorrendo gli anni drammatici compresi tra il 1942 e il 1948. È una storia personale che si intreccia con la grande Storia, tra la dissoluzione del vecchio mondo, le tragedie del conflitto e la faticosa costruzione di un nuovo futuro.
Il protagonista è dapprima combattente italiano in Libia e Tunisia, quindi prigioniero e, in seguito, soldato aggregato alle forze americane in Algeria. Attraversa la Francia e la Germania al seguito degli eserciti di liberazione, passando per la Normandia, Parigi, Marsiglia e Colonia. Quando finalmente torna ad Alba, però, non trova immediatamente la pace sperata. È un reduce spaesato, estraneo persino nei luoghi familiari, costretto a rimettersi in viaggio come migrante clandestino.
In Francia partecipa alla ricostruzione delle linee ferroviarie, cercando nel lavoro un riscatto, un’identità e un nuovo orizzonte. Solo dopo questa ulteriore esperienza potrà affrontare il ritorno definitivo alle proprie radici.
Una vigna, una guerra è dunque un romanzo di formazione, ma anche un’opera dedicata alla trasmissione della memoria tra generazioni. Il protagonista non viene rappresentato come un eroe, bensì come un uomo comune travolto dagli avvenimenti, capace tuttavia di resistere, adattarsi e ricominciare.
La vigna richiamata nel titolo diventa così il simbolo di un approdo, di una terra da riconquistare e di un posto nel mondo da riconoscere come proprio. Ognuno, sembra suggerire Asola, deve trovare la propria vigna, recuperando le memorie del passato per comprendere il presente e guardare con maggiore consapevolezza al futuro.

A oltre ottant’anni dalla conclusione di una guerra che credevamo definitivamente lontana, il romanzo conserva una forte attualità. Attraverso uno sguardo umano e antieroico, affronta l’assurdità dei conflitti, la resilienza, l’emigrazione, la possibilità del riscatto e il bisogno universale di trovare, dopo tanto vagare, un luogo nel quale tornare.
Teresio Asola, Una vigna, una guerra, Araba Fenice, 2026, pagine 298, euro 20
Piero Abrate



