Vercelli, 1975: il primo delitto mediatico della storia italiana nel nuovo libro di Erica Roveglia
L’autrice ripercorre i tragici fatti, coinvolgendo avvocati della difesa, compagne di classe di Doretta Graneris, giornalisti di carta stampata e radio, vicini di casa, tutto avvalorato dalla lettura della criminologa Martina Penazzo delle Scienze Forensi di Milano
Vercelli è una città immersa tra nebbia e risaie. Dormiente. E’ poco propensa alla crescita industriale tanto da rimandare la realizzazione di un casello autostradale. Unica fonte di ricchezza è il riso. Massima ambizione dei suoi giovani il posto fisso, come scriverà senza fronzoli Giuliano Zincone sul Corriere della Sera. L’unica industria, la Montefibre che realizza tessuti in acetato, è a rischio chiusura.

Sono questi i preamboli in cui si sviluppa la trama di “Vercelli 13 novembre 1975. Formula per un delitto imperfetto. La stage familiare che sconvolse gli italiani”, il secondo libro di Erica Roveglia, giornalista vercellese, che dopo essersi prestata allo sport con “I Magnifici del Rive calcio”, esordisce con un true crime.
Sono passati 50 anni da quella terribile sera del 13 novembre del 1975 quando una diciottenne di nome Doretta, carica di livore e assetata di vendetta, giunge in città accompagnata dal fidanzato Guido di 23 anni. Lo scopo della visita è tutt’altro che pacifico: i due vogliono uccidere l’intera famiglia di lei, per impossessarsi dell’eredità, e finalmente condurre una vita di coppia libera da costrizioni. Doretta è una ragazza di buona famiglia, primogenita, figlia di Sergio, 45 anni, uno degli imprenditori dello pneumatico più all’avanguardia che commercia con successo le Firestone. La moglie Itala, 41 anni, si divide tra la cura della casa, e offre aiuto al marito nel disbrigo delle pratiche burocratiche. Oltre a Doretta c’è un figlio di nome Paolo, 13 anni, cagionevole di salute per l’asma e per questo molto coccolato. Doretta che frequenta il liceo Artistico di via Verdi -l’unica scuola paritaria della città- millanta una vena artistica, nonostante i risultati mediocri. Sa di non essere bella; giunonica, ha l’acne, un naso sproporzionato, è molto volubile.

A 15 anni accade qualcosa che segnerà per sempre la sua vita. Ad un Capodanno, festeggiato rigorosamente in casa -perché diversamente dalle compagne molte cose le sono negate come le domeniche pomeriggio in discoteca o le feste di fine anno con gli amici- conosce Guido, nipote di un dirigente dell’Agenzia delle Entrate. Guido Badini più grande di lei di 5 anni, vive a Novara in via degli Argenti 18 ed è orfano di entrambe i genitori. Ben presto tra i due nasce un’attrazione tossica e fatale. Lui, amante delle armi, è un maestro al poligono di tiro, sfoggia belle macchine sebbene non abbia un’occupazione stabile, fascista convinto e soprattutto è disinibito sessualmente.
Sono richiami forti per la Dodo, che fino a poco prima viene tenuta alla catena dalla famiglia, ritenuta da lei stessa borghese e di piccole vedute. Ha inizio così per l’artista vercellese un’involuzione rapida; un decadimento di valori e di principi che la famiglia Graneris difficilmente può accettare; lei che rincasa sempre tardi, lei che veste succinto, lei che inizia a ribellarsi alle regole e rivendica la sua libertà di maggiorenne. Le dinamiche degli eventi degradano velocemente. A ottobre, dopo l’ennesima lite tra Doretta e il padre, la ragazza si trasferisce dal Badini. La famiglia è abbattuta; Sergio ai confidenti dirà una piccola bugia: Doretta è in collegio. In realtà è a Novara, a fare la ragazzaccia.

L’indagine condotta da Erica Roveglia include il reperimento di fonti scritte presso emeroteche, articoli di giornali come Famiglia Cristiana, Gente, L’Europeo, il Corriere della Sera ma anche interviste ai familiari (cugini di seconda e terza generazione), ai giornalisti, all’ex capo della Squadra Mobile di Vercelli dr Salvatore Acerra, agli avvocati della difesa come Mittone e Gianaria raggiunti nel loro studio di Torino, alle compagne di classe e agli psichiatri che la ebbero in cura come Annibale Crosignani e Leopoldo Grosso, del gruppo Abele di Torino.
Doretta e Guido, in un mese di convivenza sregolata fatta di uso di benzodiazepine, alcool, sesso e orge, progettano il piano: uccideranno tutti i familiari della ragazza. Agiscono con astuzia. Fingono di volersi sposare e per essere convincenti (coi Graneris) contattano il parroco del rione Concordia per individuare la data delle nozze: il 22 novembre 1975. Un matrimonio semplice, con pochi invitati in jeans e maglietta. E così si arriva velocemente alla sera del 13 novembre 1975 quando, a bordo di una Simca rubata, Doretta e Guido si portano a Vercelli, in via caduti del Lager 9, apparentemente per discutere degli ultimi dettagli delle nozze. A bordo di una 500, noleggiata all’Aci di Novara, c’è un complice pronto a fare da palo: è Tony d’Elia detto “Caparossa” per il colore dei capelli. In pochi minuti si scatena l’inferno, “Dodo e Bido”, armati di una Beretta e una Browning calibro 7.65, uccideranno a morte tutta la famiglia.
Sotto 18 colpi, non si salva nessuno: Sergio e nonno Remo freddati alla nuca, le donne falcidiate mentre invano cercano riparo sotto il tavolo di cristallo, il fratellino Paolo, nel suo pigiama a scacchi, atterrato proprio davanti la portafinestra. Ucciso anche il cane. Perché indagare a distanza di 50 anni un delitto superato? Lo spiegano nella prefazione il massmediologo Giorgio Simonelli, e l’avvocato Marco Faccioli: è il primo delitto mediatico della storia. Il primo crimine di famiglia, il primo mass murder che ha attirato le attenzioni di tutti mezzi di comunicazione: carta stampata, televisione e radio che per mesi animano la silente città delle risaie. E’ il primo parricidio della storia analizzato e affrontato in modo scientifico, che ha poi fatto da caso studio per altri eventi traumatici come quello commesso da Ferdinando Carretta a Parma, nel 1989, da Pietro Maso nel 1991 a Montecchia di Crosara o da Erika e Omar a Novi Ligure nel 2001.

Erica Roveglia, Vercelli 13 novembre 1975. Formula per un delitto imperfetto. La stage familiare che sconvolse gli italiani, pagine 292, Macchione Editore, 30 euro



