Al Bar Vecchia Torino, nel cuore di Regio Parco, un barista di 83 anni è diventato una celebrità dei social grazie a una ricetta tradizionale, tanta simpatia e una passione per il proprio mestiere che non conosce età
TORINO. A 83 anni, quando molti suoi coetanei si godono la pensione, Carlo Cocino continua a stare dietro il bancone del suo bar, preparando caffè, accogliendo clienti e soprattutto servendo quello che ormai è diventato uno degli zabaioni più famosi di Torino. Il suo locale, il Bar Vecchia Torino, al civico 14 di corso Regio Parco, è diventato una piccola attrazione cittadina grazie a TikTok, dove i filmati dedicati al suo celebre Zaba di Carlo hanno conquistato migliaia di appassionati. Lo chiamano affettuosamente «Nonno Zabaione», un soprannome che gli si addice perfettamente, anche se dietro quell’aria da nonno bonario si nascondono l’esperienza di una vita trascorsa tra tazzine e bicchieri e una notevole capacità di stare al passo con i tempi.
Carlo appartiene a una famiglia di baristi. Anche suo padre esercitava questo mestiere e lui stesso, prima di approdare in Regio Parco nel 1993, aveva lavorato in diversi locali torinesi, tra cui il bar Filadelfia. Da oltre trent’anni gestisce il Bar Vecchia Torino insieme alla famiglia, oggi affiancato dal figlio Maurizio e dalla moglie Iris, che prepara torte secondo le ricette casalinghe. Quando decise di stabilirsi nel quartiere, la moglie non era particolarmente entusiasta della scelta. «Non le piaceva il quartiere, le avevo detto che ci saremmo fermati poco, e invece siamo qua da trent’anni», raccontato divertito.
Il locale è cresciuto insieme al quartiere, diventando un punto di riferimento per residenti, impiegati e lavoratori. Per molti anni ha beneficiato anche della vicinanza dell’ospedale Maria Adelaide, la cui chiusura ha rappresentato un duro colpo per le attività commerciali della zona. A complicare le cose è arrivata la diffusione del lavoro da casa, che ha ridotto la presenza quotidiana degli impiegati negli uffici vicini. Bisognava trovare qualcosa di nuovo, senza rinunciare all’identità del locale. «Non volevo rubare il mercato a nessuno, così mi è venuto in mente lo zabaione».
Una scelta apparentemente semplice, ma rivelatasi fortunatissima. Lo zabaione appartiene alla tradizione gastronomica piemontese e richiama i sapori di un tempo, quando le nonne lo preparavano nelle cucine di casa. Carlo ne ha fatto una specialità, mettendo a frutto la propria esperienza. «Lo faccio io, tanti ne parlano ma pochi sanno farlo davvero», ha dichiarato con comprensibile orgoglio. La ricetta non prevede ingredienti misteriosi: uova, zucchero e Marsala, lavorati con attenzione fino a ottenere una crema morbida e vellutata. Dopo una breve sosta in frigorifero, lo zabaione viene servito nella sua versione classica oppure arricchito con caffè, panna fresca preparata nel locale e una spolverata di cacao. C’è chi preferisce accompagnarlo con una fetta di torta di mele e chi, durante l’estate, sceglie la versione fredda, proposta anche con le fragole.
Ma il vero salto di popolarità è arrivato grazie a una cliente affezionata, Maria Soccorsa Laforge, fondatrice dell’agenzia di comunicazione ToShare, la cui famiglia frequenta il bar da tre generazioni. È stata lei a intuire le potenzialità di Carlo davanti alla telecamera e a contribuire alla realizzazione dei primi filmati. Inizialmente il barista era piuttosto riluttante, poi ha cominciato a prenderci gusto. «Mi diverto davanti all’obiettivo», ha confessato. Nei video prepara lo zabaione, racconta qualche episodio, scherza con i clienti e mostra scorci del quartiere, conservando quella spontaneità che rappresenta probabilmente il segreto del suo successo.
Il risultato ha superato le aspettative. I filmati hanno raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni e al Bar Vecchia Torino hanno cominciato ad arrivare persone da altre città, incuriosite dal personaggio conosciuto attraverso il telefonino. «Entrano qui al bar e li vedo che mi indicano. Qualcuno più coraggioso chiede se sono davvero io quello dello zabaione su TikTok», ha raccontato Carlo. C’è chi arriva da Milano, chi da Roma e persino dalla Sicilia. E lui, con il consueto umorismo, ha trovato anche il modo di scherzare sulle proprie origini: «Sono un buon piemontese ma non sono avaro».
Il fenomeno ha attirato l’attenzione dei giornali e delle televisioni, ma Carlo sembra affrontare la notorietà con la stessa naturalezza con cui ha sempre accolto i clienti. Non ha cambiato mestiere, non ha abbandonato il bancone e continua a considerare lo zabaione soprattutto un prodotto da preparare bene. Alla domanda sul perché piaccia tanto, ha risposto senza montarsi la testa: «Non lo so, magari è solo perché lo presento meglio». Poi ha aggiunto, ricorrendo al dialetto piemontese, che nessuno gli aveva ancora detto «am pias nen», vale a dire «non mi piace».
La vicenda di Carlo Cocino racconta qualcosa che va oltre il successo di un dolce sui social. In un quartiere profondamente cambiato, un piccolo bar di famiglia ha trovato il modo di rinnovarsi facendo leva sulla propria storia, sull’esperienza e sui rapporti umani. E forse è proprio questo che rende tanto simpatico «Nonno Zabaione»: mentre il mondo della comunicazione rincorre continuamente le novità, lui ha conquistato migliaia di persone riproponendo una ricetta antica, con la pazienza di chi conosce il proprio mestiere e il sorriso di chi, anche dopo tanti anni di lavoro, ha ancora voglia di divertirsi.
Piero Abrate

