
Cinque proverbi e una poesia in piemontese per dare il benvenuto all’Autunno e al mese di Ottobre
Selezione di proverbi e poesie in Lingua piemontese a cura di Sergio Donna, dall’Armanach Piemontèis 2027, Ël Torèt | Monginevro Cultura
IJ PROVERBI D’OTÓBER | I proverbi di Ottobre
“Se a Otóber soma sùit e frèid,
a Gené saroma bagnà e rèid”
(Se a Ottobre siamo asciutti e freddi,
a Gennaio saremo bagnati e rigidi)
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“Otóber nebios,
Invern piovos ”
(Ottobre nebbioso,
Inverno piovoso)
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“Tante feuje,
pòca uva”
(Tante foglie,
poca uva)
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“A-i nen da fé:
as peul nen ciucé e sofié”
(Niente da fare:
non si può succhiare e [contemporaneamente] soffiare)
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“Chi a dis d’esse sicur,
a sbat sovens la testa contra ’l mur”
(Chi dice d’essere sicuro,
sbatte sovente la testa contro il muro)
Avviso ai Lettori
È già uscito l’Armanach Piemontèis 2027, dedicato ai Palazzi di Torino – Palass ëd Turin, a cura di Ël Torèt | Monginevro Cultura.
Il tema dei Palazzi di Torino è stato inoltre approfondito in un’omonima Monografia bilingue (Italiano e Piemontese), di fresca pubblicazione.
La tiratura di entrambe le opere è limitata per cui si consiglia di effettuarne al più presto la prenotazione: chi fosse interessato, può scrivere a: segreteria@monginevrocultura.net | 011-0437207.


LA POESÌA D’OTÓBER
Ël canton dël piemontèis
Selezione di poesie piemontesi a cura di Sergio Donna
Propongo ai Lettori di Storie Piemontesi la lettura di questa poesia dedicata all’Autunno composta dal grande Gianni Rodari e che io ho liberamente riversato in Lingua piemontese. La stagione, che dipinge di rosso aranciato le foglie e lentamente le lascia disperdere e cadere al vento, è poeticamente vista con gli occhi di un gatto, che scambia per un volo di farfalle le foglie colorate, che volteggiano nell’aria prima di scendere a terra. Solo un sensibile cuor di poeta può catturare nella malinconia diffusa dell’Autunno e dell’anno che muore, rivelandoceli nei suoi versi, lirici momenti ludici: un gatto che gioca con le foglie e con la ramazza, e l’allegria di quegli uomini gli uomini che le hanno raccolte per farne un falò.
Otogn
A cor ël migno dré a le feuje sëcche
sël marciapé.
A pensa ch’a sio vive e csì a-j contend
a la ramassa svelta che a j’archeuj.
Cole ch’a casco giù da j’àute rame
son rosse e giàune:
a son sens’àut ardìe farfale an vòl
ch’a veulo, varda ’n pò, sfidé ij sò sàut.
A passo le stagion e l’ann a meuir,
ma për ël gat tut sòn a l’é mach an gieugh
e forse ’dcò për j’òmo che a l’ambrun
dle feuje mòrte a na faran farò.
Sergio Donna
Glossario: migno: gatto; csì: così; ramassa: scopa, ramazza; rame (f): rami (m); miraco: forse, probabilmente; ambrun: tramonto; farò: falò.
Autunno
Il gatto rincorre le foglie secche / sul marciapiede. / Le contende (vive le crede) / alla scopa che le raccoglie. // Quelle che da rami alti / scendono rosse e gialle / sono certo farfalle / che sfidano i suoi salti. // La lenta morte dell’anno / non è per lui che un bel gioco, / e per gli uomini che ne fanno /
al tramonto un lieto fuoco.
(Gianni Rodari)




