LINGUA PIEMONTESE

Modi di dire della lingua subalpina: “Curt ëd testa”

“Chi a l’é curt ëd testa, a venta ch’a sia longh ëd gamba”. Me lo diceva sempre la buonanima di mia madre, quando tornavo sui miei passi perché avevo dimenticato qualcosa in casa (un quaderno, il diario…) e trafelato, suonavo il campanello. La vedevo comparire alla porta con un volto interrogativo, ma prima ancora che trovassi il tempo di spiegarle il motivo del mio anticipato ritorno, lei ‒ che aveva già capito tutto ‒ sentenziava quella frase che a distanza di decenni ancora risuona nitida nelle mie orecchie.

Ed era, e resta, una frase lapalissiana, eppure fortemente didascalica, formativa. Certo è che da ragazzini le dimenticanze, il più delle volte, non sono dovute a una mente ottusa, ma a mere distrazioni, alla frenesia della gioventù, che se da un lato rende ogni azione più convulsa e febbrile, impregnata di gioia di vivere, dall’altra può talvolta indurli in contingenze tutt’altro che piacevoli o peggio, pericolose.

Col tempo, le opacità della mente, le distrazioni, le dimenticanze si fanno più frequenti per un arrugginimento fisiologico del nostro cervello, e a causa di una più rallentata vitalità dei nostri neuroni (in continua e inesorabile diminuzione).

Ma resta la inconfutabile verità di quella frase, che – soprattutto se rivolta ai più giovani – trasuda di saggezza e contiene un invito alla riflessione, prima di intraprendere una qualsivoglia azione.

Farsi travolgere dalla fretta, dalla compulsione, dall’istinto può essere infatti controproducente e può indurci in situazioni critiche delle quali, a posteriori, potremmo seriamente pentirci.

Ma non è certo questo l’unico proverbio o modo di dire piemontese in tema di “testa”, intesa come ‘sineddoche’, forma retorica che con il tutto vuole indicare uno dei suoi componenti o “prodotti” più nobili: in questo caso, le riflessioni, che dal cervello, nella testa contenuto, si generano.

C’è, ad esempio anche questo: “Andova a passa la testa, a passa ’dcò tut ël rest” (Dove passa la testa, passa anche tutto il resto). Il senso è arguto, sottile, ma efficace, come succede per molti proverbi popolari, non solo piemontesi. Questo proverbio è davvero una pillola di filosofia e qui sta il suo vero significato: ogni problema, ogni situazione critica, devono essere affrontati con la testa, ovvero cum grano salis, e cioè con una razionale dose di riflessione e sangue freddo: dopo di che, al traino, tutto il corpo (ovvero, fuor di metafora, ogni conseguenza) passa da solo e va da sé.

Ce ne sarebbero ancora molti di proverbi sul tema della testa, intesa come contenitore del nostro cervello, fabbrica di idee e habitat naturale della nostra razionalità. Mi limito, per motivi di spazio, a riportarne ancora uno: “Tante teste, tante idèje” (tante teste, tante idee). Nulla di più vero. Di fronte ad un contesto gioioso o critico, di fronte ad una situazione piacevole o di pericolo, la testa di ognuno di noi reagisce in un modo diverso. E non è detto che ogni soluzione sia davvero la più adatta a quel contesto, così come non è detto che la soluzione più razionale sia una sola soltanto. Gioca la soggettività, il caso, la fortuna, il carattere, o – appunto – la quantità di quel grani di sale che ciascuno ha in zucca.

Sergio Donna

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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