CURIOSITA'LINGUA PIEMONTESE

TOCA NEN CH’AM PIAS | Il piemontese al mercato

Fascino e magia della parlata subalpina

Oggi è raro, molto raro, a Torino, sentire risuonare la lingua piemontese tra i banchi di frutta e verdura, di abbigliamento o calzature dei mercati rionali della città. Diverso è il caso di certi mercatini tematici: qui si possono ancora sentire venditori ambulanti e acquirenti dialogare tra loro nella lingua subalpina. Sono quei mercatini contraddistinti da gazebo con una copertura uniforme e monocromatica (come in quelli organizzati dalla Coldiretti, e che vengono periodicamente tenuti in Piazza Palazzo di Città, in Piazza Vittorio o nei Giardini di Piazza Cavour). Qui i produttori agricoli del circondario offrono in vendita prodotti ortofrutticoli d’eccellenza di loro produzione ma anche salumi, miele, marmellate, prodotti caseari e dolciari a chilometri zero.

Altrove, soprattutto nei mercati tradizionali torinesi periferici, invece, il piemontese è oggi diventato una lingua morta. Anche perché i rivenditori, per quanto perfettamente integrati nella comunità locale, sono ambulanti di evidente origine nordafricana, indiana, cinese, ganese, e così via, e gli acquirenti che ancora usano in famiglia la propria lingua madre, evitano di rivolgersi nella lingua subalpina a chi, molto probabilmente, non la comprenderebbe.

Ma un tempo non era così. Fino agli anni Settanta – Ottanta del Novecento, nei mercati torinesi le fragole erano fròle, le ciliegie erano cirese, i ravanelli erano ravanin, le cipolle erano siole, i funghi erano bolè, e i pomodori erano tomàtiche per tutti.

Foto a sx: Mercato rionale di Via Di Nanni (Fonte: Museo Torino). Foto a dx: Mercato rionale di Via Madama Cristina (Fonte: Museo Torino).

Non solo, ma molti modi di dire della Lingua piemontese, che oggi rischiamo di lasciar annegare nel mare dell’oblio sono nati proprio nei mercati.

Come il seguente: “Giù le man dal banch!”, talora seguito dall’ironico e più spesso stizzito “ch’a-i manca già ‘d ròba” (Giù le mani dal banco… ché su di esso manca già della merce), rivolto a chi si azzardava a sfiorare una mela o un’arancia, soprattutto se lo faceva con un atteggiamento  circospetto e, a giudizio del venditore, malintenzionato.

Un modo alternativo e colorito rispetto al più formale: “Vietato toccare la merce”.

Oppure, si poteva sentire questa espressione, non meno perentoria: “Toca nen!”. Ma se a ad allungare le mani per tastare il livello di maturazione di una pesca era stata una graziosa madamin, l’ambulante – da un lato piccato per l’impertinenza del gesto e dall’altro ammirato per l’avvenenza di quella donna, avrebbe ribadito: “Toca nen… ch’am pias!”.

Anche molti proverbi piemontesi hanno avuto la loro genesi nei mercati, come questo, ad esempio: Chi pì a spend, meno a spend. Verità inconfutabile. A volte, prezzi troppo a bonpat, nascondono pecche ed inganni.

Un altro proverbio sui mercati che ha il sapore dell’epigramma è il seguente: “Al mercà as conòss la gent mej che an cesa”, ovvero: Al mercato si conosce la gente meglio che in chiesa. Ed è vero: il mercato è luogo di incontro e di scambio, di confronto e di conoscenze.

Magia e fascino della Lingua piemontese.

Sergio Donna

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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