
Don Agostino Pellegrino e il Santuario “Regina Pacis” di Fontanelle, frazione di Boves
Boves (Cuneo). Ci sono persone dotate di una volontà di ferro, che non si arrendono mai anche di fronte ad avversità reiterate che ai più appaiono insormontabili, e che alla fine riescono nell’intento di raggiungere il loro fine.
Uno di questi uomini determinati e pervicaci è stato sicuramente don Biagio Agostino Pellegrino (Boves, 9 Agosto 1882 | 17 Dicembre 1943), a cui si deve la costruzione del Santuario mariano dedicato alla “Regina Pacis”, di Fontanelle, una frazione di Boves, poco distante da Borgo San Dalmazzo e a pochi chilometri da Cuneo.
Don Pellegrino era figlio di un’umile famiglia di operai che lavoravano nel locale Cotonificio Filatoio. La mamma morì quando Agostino aveva solo quattro anni. All’età di 14 anni, come già aveva fatto suo fratello Matteo, entrò in Seminario. Il 17 Ottobre 1907 venne ordinato sacerdote nella cattedrale di Cuneo, e continuò ad approfondire gli studi di Teologia presso il Convitto Ecclesiastico cittadino. Tra il 1909 al 1911, fu viceparroco a Vinadio; poi fu nominato vicecurato della Cattedrale di Cuneo, incarico che svolse fino al luglio 1913, quando fu trasferito nella neo-eretta parrocchia di S. Lorenzo di Fontanelle; l’anno successivo don Pellegrino ne divenne il primo arciprete.
Animato da una fede fervida e fremente, costituì la Compagnia dei Luigini, le Figlie di Maria. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1917, fu arruolato nell’Esercito. Al termine di quel conflitto che costò la vita di milioni di soldati in tutta Europa, tornò nella sua parrocchia, e pensò subito di erigere un Tempio dedicato alla Madonna Regina della Pace, perché la Vergine potesse intercedere per una pace solida e duratura che preservasse l’umanità dalle atrocità di ogni guerra futura.
Don Pellegrino non pensava però solo alla salute delle anime: si prodigava anche per affrontare e risolvere i problemi socio-economici dei suoi parrocchiani. Durante uno sciopero presso il Cotonificio di Fontanelle, mediò l’accordo tra proprietà e scioperanti. Promosse inoltre l’iscrizione dei dipendenti al Sindacato cattolico, in modo che potessero fruire di un costante supporto nella difesa dei loro diritti, nella tutela dei minimi salariali e per garantire idonee condizioni ambientali nello svolgimento delle loro mansioni.
Fece stampare un’immagine della Madonna con in mano un ramoscello d’olivo e con le parole “Vengo a portarvi pace e conforto” e la fece distribuire in migliaia di copie per promuoverne la costruzione del Santuario e ottenere fondi dalla popolazione.
La prima pietra venne posata l’8 Dicembre 1922 in un terreno non distante dalla vecchia Chiesa parrocchiale, ma meno di un anno dopo, i primi muri perimetrali in costruzione cedettero. Fu quasi un segno: il luogo destinato al Santuario doveva essere un altro. Il terreno fu individuato in un luogo più a valle del paese. Il progetto fu redatto gratuitamente dall’architetto Luigi Mazzarello. Nel 1924 iniziarono i lavori sotto la guida dell’ingegner Antonio Toselli.
Don Pellegrino fu ingiustamente calunniato di speculare sulla costruzione dell’edificio religioso; e persino alcuni dei suoi superiori sollevarono nei suoi confronti sospetti infondati: tutto ciò gli causò grandi sofferenze morali, ma la Vergine lo sostenne in questi anni difficili, ascoltò le sue preghiere, e il progetto venne finalmente realizzato. Dopo solo quattro anni dalla creazione del cantiere, il 14 Luglio 1928, si svolse la benedizione solenne del Santuario.
Proseguì la raccolta delle offerte e nel 1934 venne completata la cupola. Il 16 Luglio 1939 il Cardinale Maurilio Fossati incoronò la statua di Maria Regina della Pace.
Ma il progetto di don Pellegrino non si fermò qui: egli pensava a rendere ancor più accogliente la sua Chiesa e le sue adiacenti pertinenze. Acquistò, a più riprese, l’ampio terreno circostante per creare un Parco per i pellegrini che giungevano al Santuario da tutto il Piemonte, che di anno in anno deventavano sempre più numerosi. Sulle pendici della vicina collina, fece erigere la Cappella dell’Addolorata; e in seguito una “Grotta di Lourdes” e un monumento ai Caduti.
Malato di cuore, spirò il 17 Dicembre 1943 in concetto di santità, a soli 61 anni. Dapprima il suo corpo fu tumulato sulla sinistra dell’entrata del Santuario; nel 1954 le sue spoglie furono traslate nel transetto.



Foto a sinistra: la statua di Maria Regina della Pace. Al centro: l’affresco sulla parete di fondo del Coro, “La Vergine Madre che con Gesù Bambino sparge grazie sui fedeli”, eseguito da M. Caffaro Rore. Foto di destra: la navata centrale del Santuario Regina Pacis.
Dopo la morte del suo ideatore, il Santuario continuò ad essere arricchito sia artisticamente che logisticamente: nel 1954 fu realizzato il grande dipinto dell’abside e creato il deambulatorio (il corridoio che circonda l’abisde e il coro e collega le navate della chiesa). Nel 1947, intanto, la Diocesi di Cuneo aveva fatto realizzare la vicina Casa di Riposo per il Clero. Il Colonnato del Sagrato è datato 1970, e fu progettato dall’architetto A. Arnaudo. Il Piazzale del Rosario, destinato alle grandi celebrazioni all’aperto, è invece firmato da d. I. Timossi (1999).
Tra le peculiarità artistiche del Santuario, ricordiamo che in esso è anche conservata una bella statua di San Disma, il ladrone redento che fu crocifisso accanto a Gesù.
Il Santuario è oggi un luogo di culto e pellegrinaggio tra i più frequentati del Piemonte. Sulle pareti delle navate sono esposti molti quadri votivi “per grazia ricevuta”. Mai come in questi anni difficili si intensificano le invocazioni alla “Regina Pacis”, nella speranza che Maria (che in braccio regge Gesù Bambino e stringe in mano un ramo d’ulivo) ascolti il lacerante grido di sofferenza di chi è vittima della guerra, e con struggente dolore implora che la pace si imponga finalmente sulla Terra e che ogni conflitto cessi per sempre.
Sergio Donna



