
ARGENTINA ’26 | Cronaca giornaliera di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino
1^ Puntata | Da Torino a Córdoba | Mercoledì 11 – Giovedì 12 Febbraio 2026
Premessa del Redattore: Intendo condividere con i cari Lettori di “Storie Piemontesi” alcuni brani tratti da “Argentina ’26”, il Diario di viaggio che ho scritto durante il mio emozionante e recente tour culturale nella Pampa Gringa, il cosiddetto Piemonte d’Argentina, dove vive una folta comunità di discendenti dei primi emigranti piemontesi, provenienti soprattutto dalle Province di Torino, Cuneo ed Asti. Qui è tuttura solidissimo il legame culturale con il Piemonte, e la Lingua piemontese dei loro antenati è ancora molto diffusa e praticata, non solo, ma anche è stata ufficialmente dichiarata, da decine di borghi e città delle province di Córdoba e Santa Fé, “patrimonio immateriale culturale” da difendere e trasmettere alle generazioni future.
Il ritrovo con Ij Danseur dël Pilon era stato fissato per le 11.30 dell’11 Febbraio, in Via Luserna 8, nel cortile dello storico edificio che un tempo accoglieva i Bagni Municipali e i Lavatoi pubblici del Quartiere San Paolo-Cenisia e che da quasi due decenni è diventato la Sede dell’Associazione Piemonte Cultura. Qui si tengono i Corsi di danze popolari piemontesi e le altre attività associative di questo Ente di volontariato culturale, dove Ij Danseur praticano e perfezionano il loro vasto repertorio coreutico e tengono vive, insegnandole a corsisti di ogni età, le danze tipiche e tradizionali piemontesi. Ma non c’è stato nessuno dei 14 componenti del Gruppo, anche se giunto da fuori Torino, come i musici di Alba e le danseure di Villastellone, certamente per la vibrante “flin-a” che ognuno si portava addosso (ovvero l’irrequieta impazienza di partire), che non si sia presentato all’appuntamento con un ampio anticipo.
Ij Danseur dël Pilon sono un gruppo di musica, canto, teatro e danza popolare del Piemonte, creato
dall’Associazione Piemonte Cultura, presieduta da Bruno Donna. Attraverso i loro spettacoli e con l’uso della Lingua piemontese raccontano i valori della cultura dei nostri antenati, lo spiccato senso della famiglia di quella gente coriacea, il loro zelo nello svolgimento del lavoro nei campi e nelle fabbriche, le fatiche quotidiane e le azzardate esperienze di migrazione: donne e uomini che all’estero hanno portato con sé, oltre Oceano, gesti, suoni e memoria. Ciò che i Danseur mettono in scena è assolutamente autentico: saperi ricevuti, appresi e trasmessi dalle generazioni che ci hanno preceduti, tramandati oralmente nella loro Lingua madre (il Piemontese), ereditati nei secoli e custoditi nel tempo. Il progetto artistico è curato dalla direttrice delle danze Sandra Mascarello; quello musicale è curato da Ivan Ravalli.



Io, incaricato di presentare in Lingua piemontese in 10 diverse città argentine della Pampa Gringa gli spettacoli serali del Gruppo, quale cultore della lingua dei nostri antenati, ho assunto con piacere il ruolo di ambasciatore della cultura subalpina e di interlocutore con i discendenti dei primi migranti dal Piemonte in questa terra lontana. Un tour che non aveva dunque soltanto la missione di far conoscere e diffondere nel Piemonte argentino le storiche danze tradizionali del Piemonte subalpino, ma anche quella di rinsaldare i legami storici, linguistici e culturali con quelle comunità locali, dando vita con i Piemontesi di laggiù ad un virtuoso e proficuo reciproco scambio culturale, che peraltro già è in atto da decenni, e non si attenua nonostante il passare degli anni. Ma che anzi si consolida tenacemente sempre più. Abbiamo raggiunto l’Aeroporto di Milano Malpensa con un pullman privato, in grado di trasportare non solo i quattordici componenti della missione, ma anche gli ingombranti bagagli e gli strumenti musicali (violino, organetto diatonico, cornamusa e diverse tipologie di flauti, e i “tascon”) necessari per eseguire dal vivo le basi musicali delle danze, nonché gli oggetti di scena per realizzare gli scketch di Teatro rurale. L’aereo per Madrid, ganglio di convergenza e partenza di tutti i voli per e da il Sud America, è decollato puntualmente da Milano alle 17.20. L’atterraggio nella capitale spagnola è avvenuto, come da previsione, alle 20.40. Poi, il trasbordo di passeggeri e bagagli sul gigante dell’aria in partenza per Córdoba alle ore 23.45 (l’ora di Madrid coincideva con quella italiana). Dopo poco meno di 13 ore di volo, lungo una rotta di 13.000 chilometri, alle 08.40 locali (12.40 in Italia), il puntuale atterraggio all’aeroporto argentino. Raggiunta finalmente, dopo le attente e scrupolose operazioni di controllo della polizia doganale la hall d’ingresso dell’Aeroporto, lì ci attendeva festosa la delegazione dell’AFAPIECO (Asociación Familia Piemontesa de Córdoba), con il presidente Marcelo Quaglia, l’amico Humberto Grassi, coautore di una grammatica piemontese in Lingua spagnola, Edelmiro Giacosa (già contabile alla Renault di Córdoba, i cui nonni erano di Villanova Solaro), il simpaticissimo Carlos Pucheta, e tanti altri fedelissimi e attivissimi
associati di sangue piemontese.
La zona di Córdoba, la seconda città argentina per estensione e numero di abitanti, e forse la più antica, fu abitata da popolazioni autoctone già tra i 9 e gli 11 mila anni orsono. Come ci spiega Carlos, che (dopo averci accompagnati all’Hotel Felipe II – dove riposeremo la prima notte – e averci fatto accomodare nelle camere prenotate per concederci una breve doccia e rinfrescarci dopo il lungo viaggio) ci fa da guida in un tour a piedi nel centro storico della città: “Cordoba è il cuore accademico (non è un caso che venga definita “la dotta”, come la nostra Bologna), produttivo e storico dell’Argentina. Qui l’aria è salubre (da Ovest soffia rigenerante aria di montagna, da Est quella di pianura, proveniente dalla vastissima Pampa). È stata una città di grandi immigrazioni (dei 13 Hotel de Inmigrantes esistenti in Argentina, 3 erano stati edificati proprio qui). Qui gli Italiani sono arrivati a frotte: dal Piemonte, soprattutto, ma anche dalla Calabria e dal Veneto (a 50 chilometri dal capoluogo, una comunità friulana aveva fondato il pueblo “Caroya”, una vivace Colonia agricola). Gli Spagnoli, dal canto loro, avevano a suo tempo portato qui la fede cristiana (un grande impulso allo sviluppo economico e demografico della città venne dato dai Gesuiti); ma dalla Spagna s’importò anche l’arte di costruire le armi e la cultura del vino. Furono poi i Piemontesi a riattivare gli antichi vigneti abbandonati nel corso del tempo. Quando il Ferrocarril (la Ferrovia) giunse a Córdoba, l’economia del territorio conobbe un’ulteriore effervescente impulso: la città divenne centro di raccolta e smistamento dell’oro e dell’argento estratto in Bolivia. Anche dal punto di vista artistico, Córdoba appare ai turisti come una città molto interessante: in molti edifici, soprattutto religiosi, sono frequenti le stupefacenti opere dell’arte ‘cuzqueña’, in cui si fondono stilemi europei con espressioni tipiche delle tradizioni andine (tessuti, ceramiche, dipinti e sculture)”.
Alla sera siamo tutti ospiti a cena presso la Arqueria de la Asociación Familia Piemontesa (situata all’estrema periferia della città), un’area sportiva molto ben attrezzata, dove è possibile praticare il tiro con l’arco, giocare al football, e praticare tennis e padel. Inutile dire che qui le ore trascorrono allegramente tra chiacchiere conviviali, degustazioni di asado, chorizo, empanadas, deliziosi insaccati alla piemontese (salami, prosciutto crudo e cotto, e bondiòla), insalate di cicoria, cipolla e pomodoro, queso con i buchi (dal sapore che è un mix di groviera e fontina) e danze, tante danze (Corenta della Val Varaita, Circolo, Chapelloise, Boulangère…) e canzoni piemontesi, che coinvolgono inevitabilmente tutti i convitati.
Al termine della piacevole serata, ci accomiatiamo dalla gioiosa compagnia. Ma è solo un arrivederci, perché torneremo nei dintorni di Cordòba il 20 febbraio per salire sulle Sierras a duemila metri di quota, a presenziare alla tradizionale Messa presso la Cappella della Madonna della Neve. Il pullman ci riporta all’albergo per trascorre le ore della notte. Ci corichiamo quando sono già le due antelucane.
(…segue: vedi N.d.R.)
Sergio Donna

N.d.R.: Alcuni altri brani tratti dal Diario di viaggio “Argentina ’26” | Cronaca di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino” verranno prossimamente pubblicati su questo quotidiano on line
Nota: Il Diario di viaggio “Argentina ’26” | Cronaca di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino” , di Sergio Donna, è prenotabile scrivendo a: segreteria@monginevrocultura.net



