STORIE DA RACCONTARETRADIZIONI

ARGENTINA ’26 – Cronaca giornaliera di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino

Terza e ultima Puntata – Villa Carlos Paz (Córdoba) – Domenica 22 Febbraio 2026

Ci accomiatiamo da Las Varillas diretti a Villa Carlos Paz con la consueta commozione ìnsita in ogni distacco, ma un sentimento nuovo ci pervade: è la sensazione che in questa terra di
Argentina ancora si possa tornare. Forse tra un anno, forse tra cinque, forse tra dieci. Chissà. È il “mal d’Argentina”, un benevolo virus, ma subdolo e sornione, che infonde speranza e tiene vivo, acceso, ardente il desiderio di ritrovarsi ancora, di rivedere gli stessi amici, di godere degli stessi paesaggi, di ascoltare il gioioso canto di uccelli per noi esotici, di stupirsi per il frullare improvviso delle ali di uno stormo di piccoli pappagalli gialli, di ammirare il vento che fa oscillare come in una danza rusticana gli steli e le foglie dell’erba medica e delle infinite distese di soja, di aspirare i fumi della brace e gli afrori della carne che cuoce.
Chi vivrà vedrà. Intanto il nostro autista Hugo ci conduce in direzione di Córdoba. La sfioreremo appena, e imboccheremo invece la strada che dopo tanta pianura, finalmente s’inerpica sulle articolate Sierras che ad Occidente fanno da scenario al capoluogo della vasta provincia cordobese. Le Sierras costituiscono una estesa regione montagnosa a forte attrazione turistica, che si protrae prevalentemente nella parte nordoccidentale della Provincia di Córdoba. Il settore sudorientale appartiene invece alla Provincia di San Luis. La vetta più alta raggiunge i 2.800 metri di quota (Cima del Champaquí).
Oggi è Domenica e assisteremo alla Santa Messa nella Cappella della Vergine della Neve (Capilla Virgen de las Nieves, Parador El Cóndor, Altas Cumbres), in uno dei contesti paesaggistici più suggestivi di questa regione. Per raggiungerla, ripercorreremo il Camino de Las Altas Cumbres che attraversando le Sierras Grandes collega la Valle di Punilla con quella di Traslasierra. Il nostro leader, Bruno Donna, ritirerà dal Presidente della Familia Piemontesa di Córdoba, Marcelo
Dante Quaglia
, una targa che sancisce il gemellaggio tra questa Cappella e l’omonima Chiesa piemontese sulle alture di Lequio Berria, in provincia di Cuneo: targa che sarà quanto prima recapitata direttamente dai Danseur alle Autorità comunali del comune piemontese.
Sull’altopiano, i nostri Danseur improvvisano alcune danze del loro repertorio, alternandosi alle esibizioni di un altro Gruppo di danze argentine. Una coppia di giovani tangueri, nel capanno attiguo alla Cappelletta, interpretano un Vals, un Tango e una Milonga che trascinano il pubblico in uno scroscio di applausi.
Poi il pranzo in quota, al riparo dei gazebi allestiti sul prato, mentre nel cielo si accumulano minacciosi nuvoloni grigi: qualche goccia, poi le nuvole si diradano, lasciando trasparire l’azzurro intenso dell’immensità celeste sovrastante.


Ci sono serviti copiosi piatti di queso, jamón e salame, costine di maiale, cotolette di pollo alla brace, ma apprezziamo tutti in particolare, il locro, un inatteso piatto peruviano: una zuppa a
base di mais, fagioli, ceci, patate e verdure, trippa bovina e carne di maiale, che nel gusto un po’ ricorda la tipica cisrà cucinata in Piemonte, soprattutto nel Monregalese e nella zona di Dogliani. Ci dicono che si tratta di una tradizionale ricetta andina, adatta per affrontare i rigori della montagna (oggi, qui in quota, in effetti le temperature non superano i 10-12 gradi). Ma io penso che in fondo, come dice il proverbio, “tutto il mondo è paese” e che le culture del cibo finiscono prima o poi per contaminarsi tra loro, a volte inconsapevolmente, con inaspettati
ingredienti e sapori comuni, anche a migliaia di chilometri di distanza.
Nel dopopranzo Carlos Pucheta e il Presidente Marcelo Dante Quaglia chiamano alla postazione dei microfoni, ad uno ad uno, tutti i componenti del Gruppo dei Danseur. Per ognuno, un attestato. Per ognuno, una frase toccante per esprimere apprezzamento, fratellanza e gratitudine. La frase che mi viene riservata mi induce alle lacrime, che trattengo a fatica, e la voce per dire “Grazie!” mi esce tremante, flebile, in sordina, ma so che gli amici di Córdoba hanno saputo leggere tutte le parole non dette nel profondo del mio cuore:
“A Sergio Donna, ‘Poeta e faro di parole’, per essere il poeta che traduce la nostra identità in versi e racconti che commuovono. La tua penna è il faro che guida il sentimento delle nostre storie, trasformando ogni parola in un’eredità per tutta la nostra comunità”.
Il nostro tour volge al termine. È tempo di scendere a valle, per prendere alloggio nell’albergo di Villa Carlos Paz messoci a disposizione della AFAPIECO, dove trascorrere l’ultima notte della tournée prima del volo da Córdoba a Milano, con cambio a Madrid. Giunti all’hotel,
scarichiamo le valigie. Ci rinfreschiamo un attimo; poi con Humberto Grassi, che ci fa da guida, troviamo il tempo di fare una passeggiata nell’affollato e turistico centro urbano. Abbiamo ancora qualche peso argentino in tasca, e preferiamo spenderli acquistando qualche piccolo gadget in uno dei numerosi negozi della città, da portare ai nostri cari: in Italia nessuno ci
cambierebbe quegli spiccioli.
La serata si conclude con una cena conviviale a base di antipasti e degustazioni di asado. Prima di sedermi a tavola con gli amici cordobesi, ho voluto anch’io cimentarmi con gli attrezzi del
mestiere di asador, ponendomi accanto al braciere, voltando e rivoltando con cura sulla graticola i generosi tranci di vitello e di maiale.
Lo ho già scritto: tutte le cose, anche quelle belle, hanno una fine. E occorre sapersi rassegnare.
Domani partiremo. Ma ci conforta quel pensiero inconscio di cui ho detto e che portiamo nel cuore.
Qui, in Argentina, prima o poi, noi ci ritorneremo.

(Fine)

Sergio Donna

Nota: Chi volesse leggere gli articoli precedenti clicchi qui: Prima Puntata; Seconda Puntata.

N.d.R.: Si conclude con questo terzo articolo la pubblicazione di brani tratti dal Diario di viaggio “Argentina ’26” | Cronaca di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino”

Nota: Il Diario di viaggio “Argentina ’26” | Cronaca di un emozionante viaggio nel Piemonte argentino”, di Sergio Donna, è prenotabile scrivendo a: segreteria@monginevrocultura.net | 011.0437207

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, Sergio Donna è Presidente dell’Associazione di volontariato culturale Monginevro Cultura. È autore di romanzi, saggi e poesie, in Lingua italiana e piemontese. Appassionato di storia e cultura del Piemonte, in collaborazione con altri studiosi e giornalisti del territorio ha pubblicato le monografie “Torèt, le fontanelle verdi di Torino”, “Portoni di Palazzi torinesi”, “Chiese, Campanili & Campane di Torino”, “Giardini di Torino”, “Fontane di Torino”, “Statue di Torino”, “Ponti di Torino" e "Caffè e Locali storici di Torino”. Tra le sue raccolte poetiche, ricordiamo “Lines”, “Laeta Carmina”, “Sonetti”, "Metrica | mente" e “Kairos” (in Lingua Italiana), e “Cerea” e “Tóira e ritória” (in Lingua piemontese). Al suo attivo, anche una raccolta bilingue (italiano e piemontese) in quattro volumi di 400 poesie brevi di stile giapponese, dal titolo "Ciameje nen haiku | Non chiamateli haiku”. Ha scritto inoltre i romanzi “Il trionfo della bandiera” e “Lo scudetto revocato”. Come giornalista, ha collaborato diversi anni con il quotidiano on line “Piemonte Top News” e con la rivista “Torino Storia”. Attualmente scrive per il quotidiano on line “Storie Piemontesi”, per i mensili “Vagienna” e “Piemontèis Ancheuj” e per il periodico “Savej”. È fondatore dei Premi Letterari Internazionali “Lampi di Poesia | Slussi ’d Poesìa”, “Jucunde docet” e “Poesia Granata”, per poesie e racconti in Lingua italiana e Lingua piemontese. È anche Autore di testi di canzoni in piemontese, musicate da noti chansonnier del territorio, ed è docente di Lingua e Letteratura Piemontese all’Unitre di Torino e di altre Sedi decentrate. Per Monginevro Cultura, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali dell’ “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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