
Firmato dal giornalista Piero Abrate, è uscito il “Dizionario Enogastronomico Piemontese”
Si tratta di un’opera enciclopedica che conta circa duemila voci, includendo piatti tipici, prodotti d’eccellenza, vini, prodotti caseari e di norcineria e decine di specialità dolciarie del Piemonte
Una volta si sarebbe chiamato “Dizionario Enciclopedico” sul tema dell’Enogastronomia regionale piemontese. Chiamatelo come volete, fatto sta che questo Dizionario Enogastronomico Piemontese di Piero Abrate è un’opera assolutamente esaustiva sul tema del cibo e del vino del Piemonte.
Nell’aprire e sfogliare questa “appetitosa” pubblicazione di 320 pagine, edita da Ipogeo, Torino, 2026, sembra quasi che dalle sue pagine esalino (e tra loro si miscelino armonicamente) quei profumi genuini di cucina che caratterizzavano i casolari dei nostri nonni di campagna, o che impregnavano di buono i muri e le stoviglie di certi ristoranti caratterizzati da una cucina genuina e casalinga.
Ne è Autore Piero Abrate, un navigato ed esperto conoscitore di questa materia, e non c’è da meravigliarsi che sia stato proprio lui a firmare un’opera di tale completezza e valore.
Abrate, oltre ad essere un giornalista esperto di cucina, e in particolare di cucina piemontese, è anche un ghiotto gourmet, e quando chi scrive bene di cucina è anche un buongustaio e un’eccellente forchetta, allora si va sul sicuro e non resta che farsi condurre da lui nell’affascinante mondo dei piatti tipici della cucina tradizionale subalpina e dei vini piemontesi.
Piero Abrate ha già firmato centinaia di articoli sul tema dell’enogastronomia, ed è attualmente docente all’Unitre di Torino, dove tiene il corso “La cucina italiana: storia di una Cultura”. Tra le ultime sue “fatiche” – si fa per dire: per lui scrivere in realtà è un piacere e leggere i suoi scritti fa venire al Lettori la salivëtta an boca, l’acquolina in bocca – ricordo “Piemonte da gustare”, un maneggevole manuale avvincente, esaustivo e sorprendente, che è già stato recensito su questa stessa testata (chi fosse interessato, può rileggere l’articolo QUI).
Il Dizionario è frutto di mesi di ricerca, anzi di anni di lavoro paziente e meticoloso: un’opera del genere non si completa in poco tempo, ma presuppone scrupolose ricerche sul campo, spostamenti in centinaia di paesi e borghi del Piemonte, di pianura e di montagna, compresi quelli inerpicati e quasi sperduti sui bricchi del Piemonte: dalla Baraggia biellese-vercellese e dal Pianalto Torino-Cuneo alle Langhe e al Roero, dal Monferrato al Canavese, dalle Valli Cuneesi a quelle delle Alpi Graie e delle Pennine. Ad ogni missione, ad uno sopralluogo in loco, l’Autore annota e registra i piatti tradizionali locali, noti e meno noti, e non di rado ricette fino a quel momento a lui stesso semi-sconosciute: specialità dalla storia antica e circoscritta, piatti che si dimostrano straordinari nel gusto, con l’uso di ingredienti tipici e primizie del territorio cui si abbinano vini deliziosi, frutto di vitigni rari ed autoctoni.
Nel volume c’è davvero tutto quanto possa essere necessario per definire quest’opera veramente onnicomprensiva sul tema dell’Enogastronomia regionale. Abrate neppure trascura le oltre 70 acque minerali alpine piemontesi, i dolci di cascina, quelli più conosciuti e quelli di nicchia, e ci svela il vasto panorama dei salumi del Piemonte.
Il Dizionario non si limita però ad elencare i piatti tipici, i vini caratteristici e le specialità dolciarie per ogni subregione del Piemonte. Esso racconta anche molti curiosi aneddoti e molte avvincenti storie che sicuramente sorprenderanno i Lettori, come quando ci ricorda delle prime “patenti” alla somministrazione della cioccolata calda in tazza concesse dalla reggente di Casa Savoia Maria Giovanna Battista di Nemours nel 1678 a un tal maître chocolatier chiamato Giovanni Antonio Ari, che può essere considerato il capostipite dei mastri cioccolatai torinesi. O come quando si sofferma a raccontare la storia dei più noti Caffè Storici del capoluogo subalpino, come quella del vecchio Càrpano di Piazza Castello (ora sparito), dove per la prima volta venne proposto agli astanti – uomini, ma anche molte donne (sic!) – il primo vermouth torinese (correva l’anno 1786), o quella del Caffè Mulassano, sempre di Piazza Castello, a Torino, dove nel 1926 venne proposto il primo tramezzino della storia (fu così chiamato dal “vate” Gabriele D’Annunzio perché rappresentava un ideale spuntino che spezzava il digiuno tra il pranzo e la cena).


Nella foto a sx: Piero Abrate, Autore del Dizionario Enogastronomico Piemontese. A dx, un’immagine 3d del volume.
Il Dizionario è disponibile sia nella versione con copertina flessibile, sia in quella con copertina rigida, e può essere acquistato direttamente sul sito Amazon. Così spiega l’Autore: “Il libro si rivolge a chiunque voglia approfondire la conoscenza del Piemonte attraverso il cibo: appassionati di enogastronomia, operatori del settore turistico e della ristorazione, storici della cultura materiale, ma anche semplici Lettori curiosi di scoprire l’identità di una regione che ha fatto del mangiar bene una forma d’arte e di civiltà. La cucina italiana è stata del resto riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, e il Piemonte ha contribuito in modo determinante a questo riconoscimento”.
Davvero un’opera irrinunciabile, di cui ogni piemontese dovrebbe conservare una copia nella libreria di casa.
Piero Abrate, Dizionario Enogastronomico Piemontese, Torino, Ipogeo Edizioni, 2026, pag. 320, con copertina flessibile euro 17,90, con copertina rigida euro 25,90
Sergio Donna



